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DOS & DON'TS
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Il funerale dovrebbe cominciare alle 23.00, in una vecchia, fattiscente casa mortuaria. La preferirei poco illuminata e difficile da raggiungere. Il miglior inizio di una serata all’isegna della paura è perdersi al buio. La casa dovrebbe preferibilmente essere fredda e polverosa; l’unica illuminazione dei candelabri coperti di ragnatele. Come musica, pensavo a un vecchio organo rumoroso. Avete presente quella canzone drammatica che ricorda un pò le case infestate dai fantasmi? Dai che la conoscete. Voglio quella. A un volume molto alto. Poi ci vuole un maestro di cerimonie. Vorrei un vecchio, ossuto e con gli occhi infossati. Dovrebbe indossare un vestito antico, con un crisantema nero all’occhiello, e una lanterna in mano. Ecco cosa dovrebbe dire, con voce lenta e drammatica: “Benvenuti. Venite, guardate il cadavere.” Una volta che tutti gli invitati saranno seduti al loro posto, il vecchietto dovrebbe chiudere le porte cigolanti, e zoppicare fino all’altare. Ci sarà anche un programma della serata, spesso e pesante, appoggiato su ogni sedia, ma la parole saranno stampate in una calligrafia illegibile, stile medioevo. Vorrei la bara proprio davanti all’altare. Una di quelle scatole di pino, fragili. Dietro all’altare, vorrei un ritratto del mio viso, sterno e dignitoso. Mentre il vecchietto comincia a parlare dovrebbero partire gli effetti speciali: tuoni e fulmini, e poi un black out. Poi gli effetti sonori: un urlo terrificante. Man mano che I fulmini illuminano la stanza, il mio ritratto si trasformerà in uno scheletro con serpenti che gli escono dagli occhi. Poi appena finiranno I fulmini il ritratto tornerà normale. Non sarebbe una figata? A questo punto entra una carrozza, guidata da un uomo vecchio. Un Ungherese con i baffi e il cappello. Appena entrato annuncerà il proseguimento della serata al cimitero. Dirà: “E adesso è ora di andare al cimitero. Seguitemi.” Poi ci vogliono altri vecchi ossuti che sollevino la mia bara e la carichino nella carrozza. In questa parte della serata la canzone sarà quella che usano nei cartoni animati per indicare la morte, hai presente, quella che fa, “dum dum dum dumta-dum ta-dum ta-dum”. La processione finò al cimitero sarà lenta, e gli invitati dovranno guardare per terra davanti ai loro piedi oppure fissare i passanti con sguardi pieni di terrore. Il cimitero sarà già attrezzato per la mia lapide. Ne voglio una sottile, erosa dal tempo, che protruda dalla terra tutta storta. Poi mi metteranno sotto terra, abbassandomi nella tomba con delle vecchie corde usurate, solo che le corde si strapperanno e la bara si aprirà. A questo punto tutti gli invitati si accorgeranno che la bara è vuota. Il vecchietto esclamerà, “Dov’è il corpo?” Effetto sonoro: un altro urlo terrificante. Seguito da 13 pipistrelli che volano fuori dalla bara aperta. E questa sarà la fine del mio funerale. Lasceremo tutti gli invitati tormentati da una serie di domande, tipo: “Chi era quel vecchietto? Perchè non abbiamo raccontati aneddoti divertenti e ricordi della vita di Fred? Dov’è in realtà il suo cadavere? Chi ha pagato per tutto questo?” Vi ringrazio del vostro aiuto. FRED ARMISEN |