DOS & DON'TS












Settima edizione dell’Independent Days Festival anche quest’anno all’Arena Parco Nord di Bologna. Tutto in un giorno, su due palchi. Line-up minestrone ma promettente, anche se due bocche da fuoco tanto attese danno forfait all’ultimo minuto, Bloc Party e Ordinary Boys. Il festival spunta all’interno degli enormi spazi della Festa Dell’Unità; è buffo prendere atto proprio qui che in fondo noi italiani siamo stati e sempre saremo democristiani nell’anima.

E a questa triste verità non vengono meno gli organizzatori dell’Independent che tra mille difficoltà riescono a mettere insieme una bella giornata di musica con le band assortite in modo da accontentare tutti. Allora ecco che, tra i mille gazebo bianchi che emanano puzzo di gnocco fritto e salamella, parmigiana e kebab, tra gli imbonitori che vendono aspirapolvere e passeggini, la folla si mischia. Creste colorate alte mezzo metro passeggiano accanto a famigliole felici; chiodi tempestati di pins si fanno largo tra capannelli di vecchi che ancora sperano nel ritorno di Berlinguer.Insomma uno spettacolo di umanità illusa e disillusa si accalca festante: unica novità i fashion rockers, rarità negli anni scorsi, ma ormai sempre più numerosi richiamati dalle band stronzette come Bravery e Editors.

Veniamo al dunque. La scaletta prevede a partire dalle 13,00 sul Parco Arena Nord (quello grande all’aperto) Sikitikis, Forty Winks, Editors e Meganoidi. Il primo minestrone è servito e abbiamo accontentato senza infamia e senza lode, rockettari, neo punk e pure gli irriducibili dello ska di serie z. Il primo vero botto è alle 16,35 con l’arrivo sul palco di Maxïmo Park. L’eco delle performance live di Paul Smith e soci era giunta anche qui ed effettivamente i cinque hanno spaccato. Nonostante l’orario infelice, un impianto (soprattutto la voce) non al meglio e un palco troppo povero per le esibizioni alla luce del giorno i Maxïmo Park hanno dato vita ad un set di tutto rispetto portando i fan di turno a saltare e cantare i pezzi di A Certain Trigger. Dopo poco più di un’ora in cui Paul Smith ha dato l’anima contorcendosi e muovendosi isterico con quel folle ghigno alla John Turturro, la band ha lasciato lo stage regalandoci anche un paio di inediti. Per chi li ha persi torneranno in Italia il 15 e 16 novembre rispettivamente a Milano e Roncade (TV).

A seguire sul palco sono saliti i dinosauri Social Distortion e sotto al palco gli impenitenti fan della band in età da pensione hanno pogato forse per l’ultima volta. A metà dello show dei Social Distortion ci spostiamo alla Tenda Estragon. Fino a quel momento su questo stage coperto si sono esibiti Miss Xox, Peawees e Marshmallows.

Arriviamo in tempo per assaggiare l’aria più alternativa di questo spazio in attesa di vedere salire sul palco i Blood Brothers. Puntuali alle 19,10 i cinque bambini indiavolati di Seattle piombano in scena ed è subito guerra. Un set memorabile. La sezione ritmica formata da Morgan Henderson e Mark Gajadhar inizia a picchiare e le due voci ci vanno dietro. Jordan Billie praticamente con la testa nella cassa del batterista a contorcersi in una danza isterica, disperata e Johnny Whitney, stupendo, a guidare la band piegato su stesso, scuotendo la chioma bionda come un incrocio tra Diamanda Galas e Angus Young. La band ripercorre l’ultimo album Crimes e alcuni pezzi dei dischi precedenti incendiando la folla con un’esibizione adrenalinica davvero rara. Onore ai Blood Brothers.

A questo punto potremmo dirci soddisfatti ma il menù prevede ancora delle portate interessanti e allora restiamo alla Tenda Estragon.

Dopo i Blood Brothers arrivano i Futureheads. Compito difficile dopo i fuochi d’artificio dei predecessori e infatti il set della band di Sunderland risulta piuttosto loffia. Il suono del disco non viene fuori dal vivo. I tanto amati Fugazi sono un lontano sogno e allora molliamo il colpo quando salta una corda alla chitarra del cantante e corriamo al palco grande dove, dopo Skin, è iniziata la performance dei Queens of the Stone Age.

Da lontano lo spettacolo di luci che accompagna i Q.O.T.S.A. è formidabile. Josh Homme domina il palco accompagnato da chitarra, basso, batteria più una superfemmina che fa capolino alle tastiere e ai cori, in una progressione noise da rocker consumato che sfocia in ritmiche blues potenti. Per un’ora e un quarto la superband californiana impartisce una lezione di rock a tutti i convenuti rivisitando i pezzi degli ultmi due album. Il set si chiude con il pubblico in delirio che applaude una versione fiume di No One Knows virata in tutte le possibili varianti del genere rock compresi tre minuti di a cappella del gigante Homme.

A pancia piena non ci resta che scegliere come concludere la serata: The Bravery o Subsonica?. Optiamo per i primi ma poi scopriamo che la Tenda Estragon è murata di gente e allora ci buttiamo sul kebab prima di dare una chance ai Subsonica. Ma la band torinese sale sul palco grande dopo Josh homme e compagni ed è subito debacle. Ce ne andiamo dopo tre pezzi con in testa ancora l’energia dei Maxïmo Park, la potenza dei Blood Brothers e la classe dei Q.O.T.S.A…

E mentre ce ne torniamo a casa, diamo un’occhiata a ciò che di meritevole accadrà live prossimamente sui palcoscenici nostrani. Personalmente faremo un giro a sentire i Black Rebel Motorcycle Club a Milano il 27 (ma suonano anche a Treviso il giorno dopo e poi di seguito a Roma e al Velvet a Rimini). Ci vengono così, spontaneamente, da segnalare anche le due date di Animal Collective (al Circolo degi Artisti di roma il 3 novembre e a Bologna il 4), il mini tour di Akron/Family e la data unica (Roma 15 novembre) di Architecture in Helsinki.

Ah, un ultima cosa, il 14 passa dall’Estragon di Bologna l’Antidote tour organizzato da Eastpak, Vans e Burning Heart e che vedrà sul palco, fra gli altri, Millencoln e Randy. E’ tutto.

ALESSANDRO DE FELICE