DOS & DON'TS








Foto Corbis




Sono stata clinicamente morta 5 volte, senza contare rianimazioni ufficiose da ambulanze o passanti. Una volta non ho avuto segni vitali per 15 minuti. Dovrei avere l’intelligenza di una pianta.

Sono molto asmatica. Vado da star bene o benissimo a uno stato terribile e potenzialmente fatale in pochi minuti. Ci sono voluti molti episodi perchè ricordassi e potessi vedere chiaramente cosa mi accadesse in questi miei decessi.

Morire non è facile. Tutte le sensazioni aumentano, ma soprattutto i suoni e la luce: le sirene delle ambulanze urlano, le voci, il tuo corpo che viene sbattuto in ogni direzione, il freddo all’uscita dall’ambulanza, le luci sopra la mia testa, le chiacchere mediche, le corse, gli odori asettici.

Ogni respiro è più corto e difficile di quello prima. “Respira”, ti dicono. Respira? Idioti, se riuscissi a respirare non sarei qui. Fa male. Poi sento, “Non ha ossigeno” dalle infermiere, e il panico è difficile da controllare man mano che una folla ti tocca le braccia e le gambe per cercare di bucarti con un ago per salvarti la vita.

Le uniche persone che si occupano di me sono i miei veri veri amici. Più che la mia famiglia. Sono la mia unica linea vitale, l’unica cosa per la quale vivo, eppure, fatico a ricordarmi le loro facce.
Nei miei stati di sensibilità superiore noto dettagli strani: i suoni dei respiri o i peli del naso. Se mi resuscitano con respirazione bocca a bocca, mi buttano questo schifo maleodorante giù per la gola- qualcosa che viene rilasciata dai miei polmoni, e talmente disgustosa che non l’augurerei a nessuno. Non sembra ossigeno e dubito che ne contenga molto.

Poi giusto per rendere il tutto più facile, mi cago addosso. Ma non una visita alla toilette come le altre. Sto parlando di tutti i contenuti delle mie budella, tutte le cagate della mia vita, tutte espulse così che il mio corpo possa sopravvivere. Tipo un enema involontario. E io ci sto nuotando, lo sento, e sento che la gente intorno a me reagisce (anche se è nascosta dalle lenzuola.) A questo punto sono talmente vicina alla morte che non m’importa. Pulirmi non è un’opzione. Quello lo lascio alla infermiera, nel caso che io sopravviva.

Quando smetto di respirare riesco ancora a sentire la gente parlare di me. “Se n’è andata, amico, stiamo perdendo tempo.” “Quanti figli ha?” Una volta gli ho sentiti dire “Cazzo non so come si fa questo, dammi una mano,” mentre si preparavano a farmi la defibrillazione. Io volevo tanto urlare: “VI HO SENTITI!” ma sono peggio di un neonato- almeno lui può piangere e scalciare. E nel frattempo il dolore non smette di crescere.

Ed eccoci alle parti difficili da credere. Ma fidatevi, ci sono stat 5 volte. Ecco cosa succede quando si muore.

Hai una sensazione come se ti infilassero in una muta bagnata, che diventa sempre più piccola man mano che ti circonda. Questo è il tuo “nuovo Io”, e in questi momenti non esiste il tempo- è infinetesimale e infinito allo stesso tempo. Inoltre realizzerai che sei solo la punta di un ago in un disegno molto più grande- la coscienza di tutto l’universo. Poi appena ti rendi conto di questo fatto vieni sparata fuori dalla tua muta a una velocità incredibile, dentro a uno spazio ancora più piccolo. Come se uscissi daun tubo di dentifricio.

Dopodichè ti ritrovi in caduta attraverso uno spazio nero, senza nessuna idea dei punti cardinali, e stai cadendo velocissimamente. E’ un momento triste, pauroso, solitario, e infinito. Poi tutt’a un tratto il bello della morte comincia: una miriade di colori vividi, kaleidoscopici ti circonda in tutte le direzioni, mentre vibri lentamente. Smetti di cadere e non ci sono più suoni- che è davvero strano. Questo mondo visivo è incredibilmente bello- talmente bello da farti dimenticare tutto il dolore precedente per sempre, anche se in realtà probabilmente dura pochi secondi. Tutto questo momento (la caduta, i colori) è documentato da pressochè tutti i sopravvissuti alla morte clinica, e viene spiegata dai neurologi come la reazione chimica del proprio cervello al trauma della morte. In altre parole, un trip gratis. Non so se sia biologia o spiritualità, ma è successo ogni volta che sono morta.

Dopo, provi quello che secondo me è la vera morte. Vieni circondata da esseri gentili, con una luce bianca che viene emanata in tutte le direzioni, una luce che dona comforto, calora, liberazione.

Incontrare le persone morte è molto strano. Una volta ho incontrato una mia vecchia amica che era morta più o meno un anno prima. Mi ha guardata e senza sorridere mi ha detto, “Oh, non posso parlarti ora. Tu non resti qui.” Mi ricordo di avergli risposto, “Cazzo, spero che gli altri lo sappiano”, intendendo il mio tema di medici e infermiere. Un’altra volta vidi una vecchia amica, morta tre anni prima in un incidente d’auto. All’inizio non mi notò, allora chiamai, “Donna! Che aspetti?” Lei alzò gli occhi verso di me e disse, “Mio figlio.”

Dovete sapere che, allora, suo figlio, mio figlioccio, era in ottima salute. Max però morì tragicamente in un incendio più o meno 9 mesi dopo questo incontro. Sono sempre felice al pensiero che sia con sua madre. Lei lo aspettava e ora si sono riuniti.

Penso che queste esperienze mi abbiano reso una persona più gentile, più compassionevole. Inoltre sono anche molto più grassa. Non ho paura della morte, ma del dolore, quello si. Sarebbe da stupidi non aver paura del dolore.

Lo so già che metà di voi non mi crederà. Che posso dire? Non sono fatti miei. Quando morirete anche voi ci vedremo dall’altra parte, e vi verrò vicino e sussurrerò, “Ciao. Te l’avevo detto.”

PAETATA CLARK