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![]() A Aix in Provence all’inizio di giugno, gli unici animali che ho notato erano le lucertole, oltre che degli ammassi di uccelli di cui non ricordo il nome. Durante il giorno, sfrecciavano attraverso i muri di terracotta della piscina dove molti degli artisti e dei ravers che partecipavano al terzo festival Territoires Electroniques, si riposavano al sole storditi dalla sera prima. Questo idilliaco evento di tre giorni si teneva nelle incontaminate periferie di Aix en Provence alla fondazione Vasarely, un’impressionante struttura col tetto piatto sui cui esterni c’era un enorme disco monocromo su ogni lato. Disegnato dal teorico del “social and color” Victor Vasarely, questo edificio tecnologico, un centro d’arte pubblico, ospita una vasta galleria dedicata al suo immenso lavoro stile op-art, il quale mi ha fatto venire in mente quei poster “Magic Eye” che avevano in camera gli studenti negli anni 90. Se li fissavi un po’ alla fine vedevi la foto di un alieno che fumava un joint e ti veniva un mal di testa lancinante. Essendo il tutto co-curato dalla Warp un po’ di artisti minori dell’etichetta come Beans, Jackson, Chok Rock e Harmonic 33 han suonato sui palchi dentro e fuori per i circa 1,000 che ogni sera arrivavano per fare festa in una maniera francese e civilissima fino alle sei del mattino. In più ci son stati set di Marco Passarani, Thomas Brinkmann e TBA, Miss Kittin, Carl Craig, Brooks, Fennesz e Mara Carlyle e Bowlface. Gli highlights includono anche, la domenica sera, un’ipnotica performance della settantottenne leggenda elettro-acustica Bernard Parmigiani, il quale dal bancone del mixer ha delicatamente manipolato i livelli di diffusione di un pezzo sublime, “Pouvoir D’Orpheè”, da lui composto nel 1972 e suonava come un Hecker gentile. Un gentiluomo dignitoso e con la barba bianca, sinceramente commosso dall’applauso ottenuto. Al tramonto, Chris Cunningham si è accovacciato dietro il palco e ha tirato su un’apprezzatissima oretta di rave e electro, il primo momento di tutto il weekend in cui qualcuno ha messo finalmente dei dischi che la gente conosceva e apprezzava. E’ bastato ascoltare “La Rock 01” di Vitalic per cancellare due giorni di passive elucubrazioni. Ma la cosa più strana è successa sabato mattina, quando dei ragazzini locali annoiati hanno deciso di bruciare un paio di macchine. Era surreale tornare in hotel e vedere i pompieri che con nonchalance bagnavano quei rottami in fiamme, sembrava quel romanzo di Ballard, Supercannes, dove i residenti si divertono distruggendo le proprietà ben sapendo che sono assicurate. Ecco dov’è stata scattata la foto di Jackson che vedete in questa pagina. ELETTROWAVE Arezzo Wave ha un sottotitolo: “Love Festival”. Fino a qualche anno fa questo significava solo abusare di sostanza psicotrope nei pressi dello stadio dove c’è il palco principale. Al massimo ci si stendeva il pomeriggio sul prato dell’ex ospedale psichiatrico e si provava ad abbordare qualche tipa di quelle che giocano al diablo e hanno i pantaloni a scacchi. Poi qualcuno dell’organizzazione ha avuto una bella pensata: non lasciare scoperte neanche quelle poche ore notturne in cui la gente era impegnata a sudare in tenda quanto ingurgitato durante il giorno. Così nacque l’Elettrowave. Fino a qualche anno fa la sua collocazione era parco del Chiaveretto vicino ad Arezzo. Panorama da Blair Witch Project, percorso da Colin McRae Rally 2005. Finito il tono bucolico si è deciso di spostare tutto al centro convegni. Trattasi di un ammasso di enormi capannoni industriali abituati ad ospitare meeting di orafi che per 3 giorni l’anno abbracciano invece una popolazione di qualcosa come 10000 ravers da tutta Italia. Quest’anno la serata clou era quella di venerdì 15 luglio con 2manydjs e James “LCD Soundsystem” Murphy a far girare i piatti. Per loro era riservata la sala “Cabaret Eletronique” (ma un nome più decente no?) mentre a fianco lo spazio principale era assalito dai discepoli di Dj Ralf/Francesco Farfa, una strana razza ibrida a metà strada tra un impasticcato ed un altro impasticcato. Ci sarebbe da affrontarlo questo discorso delle droghe in posti del genere poi, ci si guarda l’un l’altro negli occhi scambiandosi un semplice quanto efficace messaggio: “Sei strafatto?”, la risposta: “Ovvio”. 2manydjs dicevamo, gli eroi del bastard pop, mashup bla bla bla concedono ben poco al loro pubblico e infilano tutta una serie di vinili house tesissimi, Chicago 100%, forse per omaggiare l’ammericano compare in consolle o forse per continuità con l’indemoniato set degli LCD Sounsystem che qualche ora prima sul main stage del festival erano già sembrati la copia in acido dei Venga Boys.Prima di loro, sempre nello stesso spazio, il giappofoletto Mu si era agitata a dovere cercando di calamitare l’attenzione di un pubblico non troppo sofisticato. Lei diceva “avanguardia”, gli altri scuotevano la testa e rispondevano “cassa”. Povera piccola, ci ha provato. Spazio chill out praticamente deserto, evidentemente le sostanze psicotrope del pomeriggio sono già state soppiantate da altri ritrovati sintetici e c’è dunque voglia di picchiare duro. Talvin Singh si ritrova solo soletto nello stanzone blu con il suo solito armamentario di drum&bass in salsa tandori. Altro giro altra corsa, sabato se possibile la canicola è ancora più impietosa ed è discretamente faticoso passare da un cono d’ombra all’altro per preservare l’integrità fisica. Decidiamo però di non perderci il set pomeridiano di Miss Violetta Beauregarde, arrivata all’onore delle cronache come una delle prime Suicide Girls made in Italy ha diviso la sua carriera tra terrorismo hardcore elettronico e il suddetto sito soft-porn in cui mostrava le sue abbondanti grazie. Ora, per il nostro dispiacere, ha abbandonato le lusinghe dell’eros e punta tutto sulla carriera artistica. Siccome ci aspettavamo la solita buffonata situazionista in cui sono tutti lì sotto il palco solamente per vedere due tette siamo rimasti abbastanza spiazzati. Aiki (un altro dei suoi alias) non si inventa nulla ma aggredisce con un set brutale. Dopo Alan Freeland arriva Goldie per festeggiare non so quale anniversario della sua label Metalheadz. La selezione è veramente cattivissima, il vecchio della d&b alza il numero bpm sempre più in alto, la forza centrifuga sbatte qualche sventurato contro una parete, ci resterà fino al sorgere del sole. ANDREA GIROLAMI & PIERS MARTIN |
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