DOS & DON'TS








Dissonanze festival, Roma, Maggio 2005.


Pensare che la scena elettronica sia fatta solo di produttori, dj, spacciatori e locali notturni, è un pò provinciale. In realtà, da qualche anno, è in atto un’esplosiva rivoluzione interna: tante piccolissime realtà “casalinghe” stanno facendo passi da giganti. La tecnologia “per tutti” ha allargato l’accessibilità agli strumenti, dai programmi di campionamento, come fruityloops, logic, cubase o reason, ai lettori integrati di mp3 ai mixer.

Il software in ambito audio è riuscito brillantemente nell’emulazione delle macchine / strumenti e nelle capacità di elaborazione del suono e, contemporaneamente, gli strumenti musicali si sono evoluti integrandosi sempre di più con il mondo dei computer. Qualche anno fa, rimanevamo perplessi durante i live set quando sul palco c’era un tipo che si agitava sulla tastiera di un laptop: sentivi il bisbiglìo di sottofondo che commentava: “Suonerà davvero o farà finta? Sta scrivendo un’e-mail?” Ora invece, a tutto questo siamo abituati, ed iniziamo ad intendere che un computer in se è una scatola muta sin quando qualcuno non la fa suonare.

Nel frattempo i costi per acquistare un computer portatile sono scesi talmente tanto che spuntano come funghi, nuovi potenziali musicisti “da finanziamento a tasso zero”: “Un pc ce l’ho anch’io, perchè non provo a suonare la mia musica?” Ormai c’è ben poca differenza tra un artista ed il pubblico, soprattutto per la consapevolezza del “posso farlo anch’io” : un vero e proprio fenomeno culturale che prende a piene mani dal vecchio ma non troppo, punk; oggi si guarda indietro al proprio background che ha in quel movimento, le sue radici, pensiamo a T.Raumschmiere che qualche anno fa si agitava in un gruppo hardcore chiamato Zorn o a Soft Pink Truth che ha fatto un disco intero di cover punk e new wave in chiave dancefloor.

“La rivoluzione inizia a casa, davanti allo specchio”, proclamavano gli Husker Du, e il web era già pronto ad ospitare situazioni del genere: i forums di discussione sono stati i “luoghi” nei quali gli “homerecorders” elettronici si sono scoperti tra di loro, confrontandosi sui gusti musicali, sulle apparecchiature utilizzate, rendendosi conto di essere un esercito pronto a combattere ma ancora nell’anonimato; hanno continuato a produrre musica, piccole bombe elettroniche fatte in casa pronte ad esplodere, iniziando a prender parte al flusso di innovazioni che stavano sbocciando all’interno di situazioni come festivals e net labels, in particolare.

La collaborazione è stato l’aspetto che ha fatto crescere il fenomeno sia a livello qualitativo che a livello mediatico: hanno imparato l’arte in fretta, superando anche l’insormontabile, sviluppando un nuovo software, creando nuove etichette discografiche e partecipando ai primi festivals del genere: veri e propri matrimoni tra forme d’arte differenti. (in Italia abbiamo: Dissonanze, Netmage, Sintesi ed il recente Homework: forse il migliore esempio per il caso in questione).

Il panorama odierno di questo fenomeno è del tutto aperto e altamente stimolante: non sono soltanto musicisti da cameretta, ma veri e propri performer da nightclub o da installazione di live media; in questo Bel Paese sono in molti a sbattersi per la causa: i milanesi Otolab (attivi soprattutto a livello di live media) e i veneti Talk Show Host, i torinesi Illogik (molto attivi e vivaci anche tramite il progetto Torino Disco Cross), Wang Inc (uno dei nomi più longevi e produttivi a livello discografico), Jaeck The Bit (ed il collettivo Ultrabeauty) e tutto il resto del network, legato a situazioni come Ixem, Afe Records, Ogredung, Quantize Records e Dsp Records.

La realtà “del piano di sotto” rapportata al mondo ufficiale della discografia, risulta spesso volutamente clandestina (legata all’autoproduzione di cd-r, ad esempio), dove l’attività è più intensa e libera, pronta però a riversarsi sulle strade: Jay Haze ha pubblicato parecchio materiale sulle net labels, prima di uscire con il primo album su Kitty Yo (aprile 2005).

L’arte che nasce tra le mura domestiche è oggi più che mai esposta all’attenzione dei media: Elettrowave (la parte elettronica di Arezzowave) da un paio di anni sta selezionando artisti che in molti casi hanno iniziato a suonare in “cameretta”, l’equivalente della “saletta” per i compagni rocckettari. Ed i nostri eroi che fanno ? Loro si spaparanzano negli studi di registrazione (che restano il posto migliore, per produrre, questo è indubbio !), però guardano quel che succede e sono tornati a riconsiderare i vecchi strumenti: l’ha fatto Aphex Twin con il progetto analogico Analord, l’ha fatto James Murphy con gli Lcd Soundsystem, l’hanno fatto i Daft Punk con l’imbarazzante Human After All…

Viene da chiedersi se è proprio questo il livello a cui l’home recording punta, come fine. Produrre musica secondo gli schemi classici e consolidati ? O abbattere anche questa barriera? Per intanto le camerette iniziano a svuotarsi… sarà perché arriva l’estate o perché chi le abita sta suonando in giro per il mondo?

FABIO BATTISTETTI

Macchetelodicoaffare
Technoseeker: www.technoseeker.com
Dissonanze: www.dissonanze.it
Netmage: www.netmage.it
Sintesi: www.sintesi.na.it
Homework: www.homeworkfestival.net
Otolab: www.otolab.net
Talk Show Host: www.talkshowhost.tk
Illogik: www.illogik.com
Wang Inc.: www.wanginc.it
Jaeck The Bit www.ultrabeauty.it/jtb
Ixem: www.ixem.it
Elettrowave: arezzowave.com/elettrowave