DOS & DON'TS











The Punisher
Genere: action/shooter iiuleenza 3D
Piattaforma: Ps2
Sviluppatore: Volition Inc.
Pubblicato da: THQ

Frank Castle è un vero balordo. Un pazzo bastardo. Non fatevi ingannare dal suo passato di eroico marine e padre/marito amorevole: il suo sogno americano si è spezzato il giorno stesso in cui alcuni criminali gli hanno ucciso moglie e figli. Da quel momento Castle è diventato il Punitore, uno psicopatico preda della frustrazione e della sete di vendetta, la cui unica ragione di vita è uccidere tutti i cattivi, cioè i fuorilegge; naturalmente, ogni tanto si fa prendere un pò la mano da questa missione…

Non so se lo ricordate, ma nei primi anni’90 il Punitore era stato protagonista di un coin-op che aveva furoreggiato tra il pubblico delle sale giochi, un picchiaduro a scorrimento in cui l’uomo col teschio era alleato con il guercio sergente Nick Fury. Un gioco mica male anche quello, o perlomeno questa è l’impressione che mi è rimasta da quando ci sprecavo gran parte dei miei soldi, a Riccione verso i dodici anni (io facevo Frank, e il mio amico Federico Nick Fury…): evidentemente il Punitore ha sempre solleticato la fantasia dei programmatori.

Infatti anche il gioco attuale è belloccio, un’ottima trasposizione videoludica del fumetto più dark della Marvel. E per fortuna che gli è venuto bene: il film era una vera merda, peggio pure di quello dedicato a Elektra, la fidanzata ricca di Devil. Il Punitore meritava giustamente di più.

Che dire di questo The Punisher? Prima di tutto un consiglio: se Max Payne e Carl “CJ” Johnson vi mancano come se fossero stati vostri fratelli, non possiamo non consigliarvi un piccolo tour attraverso New York nei panni digitali del Punitore. La vostra sete di balordaggine non può aspettare oltre.

Intendiamoci, è chiaro che sfigurare a colpi di mazza da baseball uno che spaccia il vostro narcotico preferito non è soddisfacente come far saltare in aria con una granata un furgone della polizia. Ma può essere un buon surrogato, almeno in attesa del prossimo GTA.

Aiutati dal fatto che il protagonista principale è un killer pazzo, i programmatori della Volition hanno potuto sviluppare senza alcun tipo di remora l’aspetto da sempre più importante e trascinante per il videogiocatore medio: la violenza. Infatti, in The Punisher violenza vuol dire non solo e semplicemente sparare all’impazzata con due fucili a pompa all’interno di una stanza piena di gente, ma anche e soprattutto torturare i criminali che incontrerete lungo il vostro cammino.

Una delle idee più interessanti (o inquietanti, visto il recente dibattito mediatico sulla tortura dopo i fatti di Abu Grahib…) dei programmatori è proprio quella dell’“interrogatorio”: potrete decidere se uccidere subito i criminali che incontrate, oppure cercare di costringerli a parlare per ottenere informazioni utili al completamento delle vostre missioni. Per farlo, avete un’ampia gamma di metodi: potete partire con dei semplici cazzotti in faccia per poi arrivare ad affogare il malcapitato in un lavello nelle vicinanze, e infine sbattergli violentemente la faccia contro il pavimento o la finestra. Una goduria. Questo sadismo insensato sicuramente ecciterà tutti i passivi-aggressivi con bassa autostima, categoria che comprende un gran numero di persone al giorno d’oggi, soprattutto fra coloro i quali preferiscono invecchiare davanti ad uno schermo piuttosto che affannarsi cercando di non sprecare la propria breve esistenza…

Certo, al di là di questi “tocchi”, The Punisher rimane un action game abbastanza tradizionale, molto simile ad esempio al vecchio Syphon Filter. La qualità della realizzazione tecnica è altalenante: graficamente, ad esempio, il personaggio principale è splendido, non altrettanto gli ambienti (comunque più che sufficientemente dettagliati). Il sistema di gioco è un pò ostico da padroneggiare, ma abbastanza funzionale. Quello che delude di più è invece l’intelligenza artificiale dei nemici, che a volte sembrano non vedervi proprio, e seguono generalmente pattern d’attacco predefiniti. Bellissimi i filmati d’intermezzo, di grande atmosfera. E ottima l’idea di dare un taglio cinematografico alla storia, facendola raccontare sotto forma di flashback allo stesso Castle, mentre viene interrogato dalla polizia. In definitiva, fatevi un giro. Scoprirete l’orgoglio di poter dire in giro che avete torturato, con sadico piacere, qualche delinquente. Proprio come fanno i poliziotti al bar.

MICHELE SERRA