RECENSIONI


BLACK MOUNTAIN
DUB TRIO

GROWING
AGNOSTIC FRONT







WU-TANG CLAN
8 Diagrams
SRC
Vi sareste mai immaginati i fratelli di Shaolin stramazzati al suolo? Eccoli. Voglio dire, quest’album ha i suoi momenti, ma in generale, è una compilation di pigre rime messe insieme in quattro e quattr’otto sopra beat cacofonici senza alcun entusiasmo o progetto. Ndr: Abbiamo appena visto l’intero documentario su ODB Dirty Minded su YouTube e siamo finalmente convinti appieno del suo genio tragico. Guardatelo subito!

BLAQUE PAK


GHOSTFACE KILLAH
The Big Doe Rehab
Def Jam
Tutti a dire che quest’album spacca. Hanno ragione. Non c’è niente come un disco di Ghostface in uscita nel periodo natalizio per iniettare una sana dose di paranoia alle tue festività. Sai cosa aspettarti: storie infinite e complicate di New York e prostitute incinte, crack, ricchi banchetti immaginari e spacciatori chiamati Guillermo sputate freneticamente su vecchi dischi soul (non campionamenti soul, dischi interi). Non sarà che Tony Starks sia diventato un po’ formulaico a sto punto? Sì. Interamente, completamente sì. Ma è una formula che funziona, e solo lui la conosce, quindi non ci lamentiamo.

BUSTA NUT



HELIOCENTRICS
Out There
Now-Again Records

DRAMA
Gangsta Grillz: The Album
Grand Hustle/Atlantic5
Un paio di anni fa, il South era l’unica cosa per noi. Mike Jones, Paul Wall, poi Rick Ross—erano i nostri nuovi campioni. Ma erano dannati da una cosa semplice: potevano solo comporre una canzone che spacca a testa. E ora, quando sono tutte compilate su un disco è, tipo, chissenefrega? Non ti fa mancare Pimp C?

MISSY MERLOT


JAY-Z
American Gangster
Roc-A-Fella/Def Jam
Tutti a dire che quest’album spacca. Hanno torto. Ok, è meglio dell’ultima schifezza di Jigga, ma di sicuro non mi fa venire a mente Reasonable Doubt o The Blueprint, come diceva Hova. E non è colpa delle basi. A parte gli erroracci di DJ Toomp e Just Blaze, la musica qui è molto coesa, e inoltre mostra un’elevata dose di sofisticatezza soul, soprattutto ora che i beat alla Alvin e i chipmunk non vanno più di moda. Un uomo solo da ringraziare per tutto ciò: il produttore hip-hop più sottovalutato di sempre, Puff faccia-da-culo Daddy. Ma divago. Questo disco non è bello, dicevamo, ed è solo colpa di Jay-Z. Lo dico così, e so che è un po’ ovvio, ma Hov suona vecchio. Le sue esoteriche narrative sulla cocaina non hanno mordente e non hanno fascino. In quel campo, semplicemente, i Clipse e Ghost fanno molto meglio. Poi in certi momenti si fa tutto paternale e ci fa le prediche: questo dall’uomo che ci ha insegnato la differenza, quando eravamo piccoli, tra i diversi calibri di pistola. Non c’è dubbio del perchè “Ignorant Shit” sia la canzone migliore del disco. E’ stata registrata quattro anni fa.

FRA McPIAZZA

Se qualcuno facesse un disco che raccoglie 24 interludi strumentali tra le canzoni sui dischi di MF Doom e Madlib sarebbe più o meno così. Alcuni pezzi sono troppo simili alla compilation Chill Out Funk: Volume 12 che ha comprato il mio cugino sedicenne la prima volta che è andato da HMV a Londra. Niente di male, in totale, ma non riesco a pensare a quando mi possa venir voglia di ascoltarlo. In macchina? Sui mezzi? A casa? In ufficio? Nah. Magari se mi fumassi le canne con mio cugino.

BROSEPPE FUMAGANJA






HOT CHIP
Made in the Dark
EMI
Più grande e più meglio di prima, quando era meno meglio. C’è sempre qualcosa di strano, comunque—ma forse è proprio quella stranezza ad essere così attraente. Made in the Dark ha dei momenti di genio (beh, due grandi canzoni pop, “One Pure Thought” e “Ready For the Floor”), una pila di cazzate riempipista (“Hold On”, “Don’t Dance”) e quanto basta in fatto di ballad smooth r’n’b alla Boyz II Men dai titoli lunghissimi. In altre parole: niente male.

ANDREA EAREA


MUSCLES
Guns Babes Lemonade
Modular
Come si fa a fare musica elettronica a-là-Justice in modo interessante, ora che ogni idiota con un Game Boy ha realizzato che l’unica cosa che bisogna fare è suonare tre accordi synth in ripetizione attraverso un pedale da distorsione? Muscles di Melbourne ha una buona idea: campionare strati e strati della sua voce uno sopra all’altro finchè non sembra che ci sia un battaglione di persone che canta liriche inventate per le canzoni di Alan Braxe.

DINO ZOFFINI









GLASS CANDY
B/E/A/T/B/O/X
Italians Do It Better
Italians Do It Better non è solo uno slogan da t-shirt di Lapo Elkann, ma anche un’etichetta di disco music che viene dal freddo spazio profondo (New Jersey) e gestita da tale Mike Simonetti (nessuna parentela con Claudio). Questo disco è come un bicchiere di champagne pieno di caviale e cocaina su un tavolo di cristallo in mezzo a una veranda vuota a San Remo. Tra loro, i Glass Candy, Heartbreak, e Hercules & Love Affair, pare che tutti i vostri bisogni danzerecci del primo 2008 saranno più che soddisfatti.

FRANCISCO DISCO


LADY TIGRA
Guns Babes Lemonade
Modular
Guarda un po’, una delle ragazze di “We love the cars, the cars that go boom!” prova a riscaldare la minestrina musicale. Allora: se fossimo nel 2002 e io fossi fatto di “estasi” (ai tempi non si pronunciava la “c”) a una festa in casa in ticinella, farei girare questo disco come un forsennato e ballerei come se nessuno mi guardasse in mezzo a un gruppo di studenti di arti visive ubriachi con indosso pantaloni asimmetrici (sì, pantaloni asimmetrici—una gamba è larga e si stringe alla caviglia e ha strisce diagonali, e l’altra gamba è aderente e leopardata). Ma comm’ in tutt’e cos’ da’ vita, il tempismo è fondamentale. Non stiamo vivendo un momento molto electro-pop-filastrocca-haha-che-buffa-e-carina. Non dico che non riacccadrà, ma ora come ora siamo in una fase abbastanza hard rock. Tipo i Black Mountain e quella roba lì. Richiedetemi di questo disco fra, che ne so, 3 anni?

O’ GENNARIELL’ DI GENNARO


AGNOSTIC FRONT
Warriors
Nuclear Blast
Ora basta. Il NYHC ha bisogno di un intervento. Per prima cosa, continuare a permettere agli Agnostic Front di fare dischi è come lasciare la macchina al tuo nonno novantenne; prima o poi si farà del male, e probabilmente farà più male ad altri. Secondo—è un cattivo esempio. I ragazzini penseranno che sia una buona cosa avere in copertina un disegno a pastelli di un tabbozzo senza maglia con un gemello siamese che è un vichingo, e magari metteranno qualcosa di simile sui loro dischi. Le cose non potranno che andare sempre peggio. Come hanno fatto per gli Agnostic Front da, cosa, dal 1986? Ma come diceva quel tizio, questa non è una cattiva recensione, è solo “the goddamn fucking truth.”

LAPO CALYPSO


DUB TRIO
Another Sound Is Dying
Ipecac
Come la maggior parte delle cose sulle quali troviamo il bollino di Mike Patton, anche questa roba fa proprio schifo. Il reggae dub e il metal estremo stanno bene insieme quanto l’astinenza da eroina e la regolarità intestinale. E poi è triste perché lo sapevano già che questa roba non ha mai funzionato. Si vede che si sono detti: “Ehi, raga, forse il 2008 sarà l’anno buono!” Naaaaah, mi spiace. Non sarà mai l’anno buono per sta roba. Nuova regola: tutte le band con la parola “dub” nel nome d’ora in poi si meritano di essere sepolti vivi. Insieme ad Alex Infascelli.

PRAS TEVERE


SQUALORA
S/T
Repetitively Futile
Un altro giorno, un’altra band della costa nord ovest americana che fa musica crust punk. Niente di particolarmente brutto in questo disco, a parte la tipica adorazione per i Tragedy che praticamente definisce il suono della scena punk in Oregon. E la puzza. Come a Genova. Genova è la Portland italiana. Pensateci: eroina, gente pazza, skins vs. sharps, mare sporco e niente da fare. Se fossi un teenager di Genova con la giacca di pelle borchiata che vive in strada con il suo cane e la sua dose di speed questo disco potrebbe apparire nella mia top 8 di MySpace (o almeno la top 16). Fortunatamente, non sono niente di tutto ciò.

CONAN IL BABBO


CROM
Hot Sumerian Nights
Underdogma
Ieri mi stavo annoiando e mi sono messo a rintracciare la fonte di ogni campionamento e/o riferimento di questo disco. Per ora ho: Herb Alpert, i Kreator, Phantasm, Warren Zevon, Clapton, Angel Heart, HR dei Bad Brains, i Pink Floyd, la sigla della NBC (penso) e almeno sette distinti riferimenti a Conan il Barbaro. Se unite i puntini di questa costellazione di minchiate più o meno serie, il risultato è un disegno di quattro tizi senza maglietta che suonano scale sumere con le loro asce in uno spazio che è un incrocio tra il tuo salotto e un museo di Mr.T. Celebrate la vostra esistenza, Crom. Ve lo meritate. Avete creato il più importante monumento all’apprezzamento di Conan da quando esiste la musica.

TANO SMELL


BLACK MOUNTAIN
In the Future
Jagjaguwar
Tutti parlano di questo disco. Ad ogni modo, ieri mi è arrivata la promo diretta diretta dagli Estados Unidos,e cazzarola se è valsa la pena rompere i coglioni a quelli della Jagjaguwar per due mesi. Questo è un disco vero. Un disco vecchio stile: un insieme di canzoni che funzionano bene l’una dopo l’altra e che scorre perfettamente, come... ehm... come il dolce mestruo di mille vergini! Che schifo! Hahaha. Comunque, i riff sono molto Black Sabbath, che crea una solida base sulla quale impilare centinaia di cose fighissime e una spropositata quantità di buone idee. Ogni canzone è la mia nuova canzone preferita.

TIMOTEO SPEREO














MAJOR STARS
Mirror/Messenger
Drag City
I Sonic Youth di Boston hanno chiaramente capito cosa mancava alla loro fantastica band. Hanno sempre fatto ottima musica, ma sono sempre stati poco attraenti e oramai, dopo sei dischi, un po’ vecchiotti, ora hanno assunto la super gnocca Sandra Barrett degli LA Guns al posto di Wayne al microfono, e Wayne può concentrarsi sulle sue immense doti di chitarrista. Non potevate prendere decisione migliore. Grazie.

WAYNE COIN


TUSK
The Resisting Dreamer
Tortuga
Anche se si presentano sul palco con tre membri dei Pelican, i Tusk hanno un cantante e sono MOLTO più pesanti di quell’istituzione della noia aviaria. A dire il vero, la voce rovina un po’ le cose. Assomiglia troppo a Jello Biafra (brutta cosa) o a qualsiasi urlo da torturato-artista-cantante-di-metal-estremo. A dire il vero, hanno molto più in comune con il grindcore che con quello che viene spesso chiamato indie-metal. Bene. Come è bene che si siano chiamati come il miglior disco dei Fleetwood Mac.

ANDREW EARLES


BLOOD ON THE WALL
Liferz
The Social Registry
Che bello! Stanno uscendo un sacco di dischi fighissimi questo mese! Prima i Black Mountain distuggono la psych-rock, e poi arrivano i Blood on the Wall (pessimo nome emo), tutti vestiti strani, che scendono dal loro autobus, tutti danzellanti e saltellanti, ridendo, e mi tirano sulla fronte una copia del loro nuovo disco, che è praticamente perfetto. Mischia i Pixies, i Sonic Youth, i Jesus Lizard, i Ween, i Godheadsilo, e li infila in un frullatore dal quale poi esce una piccola bevanda di eccellenza al 1991. E’ ancora più awesome di Awesomer, il loro già-quasi-perfetto disco del 2005.

KAN KAN


BURNING WITCH
Crippled Lucifer
Southern Lord
Dura non farsi trascinare quando vedi dischi vendere per somme spropositate su eBay ma basandoci solo sulla reputazione è abbastanza logico dire che Crippled Lucifer è il meglio del doom/drone. Con Stephen O’Malley, satanico architetto dei Sunn0))), alla chitarra e Stuart Dahlquist dei Goatsnake al basso, questa colonna sonora da caverna delle torture è così dark e pesante che al confronto i Black Sabbath sembrano i Fratellis, non che sia una competizione, sia chiaro.

GONGO LOIDE


THE BIG SLEEP
Sleep Forever
French Kiss
Ho finito le battute! Perchè le ha rubate tutte la band! Onestamente, sono a un tale livello avanzato di auto-ironia, che hanno identificato il problema con la loro band (“Trovato! Siamo noiosi.”) e hanno creato un nome, un disco, e un’immaginario che ruota attorno all’essere noiosi. Come se i Deerhunter si chiamassero “La band che non è affatto male ma quel frontman vestito da donna è strano”, o i Muse si chiamassero “La band di merda che vende solo in Italia”. Tale auto-ironia è talmente commendabile da meritarsi un voto alto, ma sai com’è, essere una band super-noiosa non è proprio il massimo.

LEN DIETOR


BORN RUFFIANS
Red, Yellow, and Blue
Warp Records
Sarebbe facile fare gli snob con questi ragazzini eccitati, facilissimo. Ma ci sentiremmo un po’ come le persone al comune che si lamentano tutte insieme costantemente finchè non creano un inno di lamentele e ti viene voglia di piegare la tua carta d’identità scaduta a forma di triangolo e infilartela in un occhio. E’ un anno nuovo: iniziamo ad amare il prossimo. Questo disco è orecchiabile e divertente e non pretenzioso. Poi se ci scagliamo contro dischi uber-noiosi che sono meno eccitanti di un audiolibro de La Montagna Magica non possiamo non applaudire l’energia giovane e pimpante di questi quattro scalmanati. Si chiama logica.

MARIUCCIA DeBELLIS


BRUCE SPRINGSTEEN
Magic
Columbia
Quando penso che odiavo Bruce Springsteen perché lo piazzavo, insieme a Bob Dylan, nella categoria “dischi che piacciono a mio papà”, capisco perché i genitori abbandonano i figli. Mi ricordo una vecchia copia di Born to Run in casa, mai ascoltata, probabilmente perché ero troppo impegnato ad ascoltare l’ultima stronzata dei Punkreas. Che idiota. Prima di riascoltare Bruce anni dopo, da solo, non ero mai riuscito ad ascoltarlo per più di un minuto; solo dopo averlo trovato a diciannove anni in un cesto di dischi usati mi sono sentito come se l’avessi “riscoperto”—e quindi potevo dargli una chance. Che presunzione. Speriamo che ora questo disco venga odiato dai vecchi così che i giovani non debbano aspettare tanto quanto ho fatto io per scoprire uno dei più grandi cantautori americani di sempre.

MALE BIMBAUGH


BAND OF HORSES
Cease to Begin
Sub Pop Recordings
Lo ammetto, Everything all the Time mi era piaciuto. Ho anche pagato soldi veri per andare al loro concerto. Ma ieri, dopo aver ascoltato Cease to Begin, che è da subito più irritante, ho visto qualcosa di fantasticamente triste sull’iTunes store americana. I Band of Horses fanno parte di un mix chiamato indie weddings. Sottotitolato: “indie love songs come in all shades and flavors, so let our Indie Wedding iTunes Essentials mix make it easy to suit your wedding moods”. E così si è chiuso il sipario sulla mia piccola storia d’amore.

SARA CINESCA


LIGHTSPEED CHAMPION
Falling Off the Lavender Bridge
Domino
Ecco la definizione di “improbabile”: dopo lo sfacelo della sua molto-amata, segretamente-merdosa band art-dance-punk, un ragazzo di colore si taglia i capelli come Johnny Cash, va nell’Omaha a registrare un disco con Mike Mogis, fa una cover di “Xanadu”, e se ne esce con un bellissimo disco mesi dopo. (PS: la merdosa art-punk band erano i Test Icicles.)

BEN J. HENRY


THE LIBERTINES
Time For Heroes: The Best of The Libertines
Rough Trade
Se sei troppo pigro e/o povero per comprarti due dischi di una band che ha fatto solo due dischi, forse dovresti concentrarti un po’ di più sul diventare una parte produttiva del mondo invece che leggere stronzate come questa.

FRANCESCA MELO-REGGA



VINCENT VINCENT & THE VILLAINS
Gospel Bombs
EMI
Le band si muovono troppo velocemente di questi tempi. Appena raggiungono 20 amici su MySpace iniziano a litihare per la cover del primo disco. Questo album sarebbe dovuto uscire due anni fa, in mezzo al periodo d’amore per i teddy boy nella scena indie. Ma i VV&V se la sono presi comoda, hanno scritto delle belle canzoni, e sono usciti, due anni dopo, con il disco preferito di Ricky Cunningham. Bravi.

AL EATON


CAT POWER
Covers II
Matador
Quand’è che Chan Marshall è diventata Joss Stone? A metà della prima canzone, una schifosissima cover di “New York, New York”, ti viene da pensare: non è che forse era meglio quando era sempre fradicia come una spugna?

MR. PAGODA


SETTLEFISH
Oh Dear
Unhip Records
“Ciao, siamo dei ragazzi frizzanti e solari ma anche profondi, carini e dolci ma un po’ maschiacci, italiani ma un po’ canadesi, allegri ma anche un po’ disperati. Il nostro ascoltatore ideale deve essere impegnato ma sportivo, con la barba ma pulito, con la polo ma mai senza la canotta.”

DEGAIAS


THE EELS
Meet The Eels: Essential Eels Vol. 1
Geffen
Vi ricordate di questi stronzetti? Mi vergogno a dire che per un breve periodo nel ’95 mi piacevano. Guardandoli ora, mi rendo conto che ero solo giovane e scemo. Questa roba riesce a unire in una sola carriera tutte le schifezze del cosiddetto “alternative rock” (già il nome fa rabbrividire) che Mtv passava nella seconda metà degli anni ’90. Intro lo-fi, ritmi trip-hop, voci sofferte e roche, ritmi latini (porca puttana!), battutine e giochi di parole da scuola superiore che fanno finta di essere liriche intelligenti, e pure la tipica canzone alla oh-povero-me scritta dal punto di vista di un bambino abbandonato dal padre. Urgh. Dovresti proprio odiare te stesso per comprare sto disco. Che poi è il sentimento che definisce tutto il periodo 1995–1998.

MAMMA M.I.A.





QUINN WALKER
Laughter’s an Asshole/Lion Land
VoodooEros
Che il mondo abbia davvero bisogno di un altro “outsideer artist” che suona nonsense con un immaginario animale? Beh, no. Ma anche SI!!! Psych-folk-pop malato che in qualche modo funziona. Non so dire perché, ma in qualche modo, riesce a suonare proprio bene. E poi, tre urrà per i lunghissimi dischi doppi; il mondo ha bisogno di più artisti indulgenti. Beh, di nuovo, forse no. Oppure.... forse si?

ANDREW EARLES


VAMPIRE WEEKEND
S/T
XL Recordings
I Vampire Weekend sono quattro figli di intellettuali chic comunisti New Yorkesi iscritti alla Columbia, e forse questo giustifica un titolo come “Cape Cod Kwassa Kwassa”, ma nulla giustifica descrivere il proprio stile come “un Upper West Side Soweto”, il che mi fa semplicemente venire voglia di prenderli a calci nei denti finchè non cagano le gengive. Inoltre, qui c’è scritto che sono in tour con gli Shins. Come se fosse una cosa di cui vantarsi.

LAIRY BURGERKIN



ATLAS SOUND
Let the Blind Lead Those Who Can See But Cannot Feel
Kranky

DIMENSION X
S/T
KML
Chris Corsano non dorme mai. Prima sbatte le posate sulle padelle nella tua cucina, poi improvvisa con Paul Flaherty, poi fa cd-r concettuali sul cricket, poi è a Glastonbury a suonare la batteria per Bjork. Su questo ennesimo side-project, fa musica come la farebbero i Sunburned Hand of the Man se avessero un’ossessione per gli Space Invaders.

FILTH COLLINS


GROWING
Lateral
The Social Registry
Color Wheel è stato uno dei miei dischi preferiti l’anno scorso, e Lateral è proprio come i loro ultimi album, e grazie, Dio, per averci dato i Growing. La loro musica è una pozione magica, e lasciatemi dire perché: quando il mio ufficio sembra un asilo ed è pieno di urla e schiamazzi e musica e casino e io devo scrivere, è un inferno. L’inferno più bastardo che ti possa immaginare. Ma quando metto i Growing sulle mie cuffie giganti, è come entrare nel magico mondo della scrittura, dove le parole scorrono come fiumi e gli alberi bisbigliano titoli divertenti al vento. I loro rumori ambient-noise riescono in qualche modo a calmare il mio cervello e a risintonizzarlo su una frequenza produttiva e piacevole. Senza di loro non saprei come fare. Grazie, Growing!!!

MEG SNEED
Lo skeletor gaio dei Deerhunter che mette foto dei suoi piedi nudi sul suo photoblog fa uscire un disco solista. Nessuno se ne accorge. Ma va? Il titolo è molto Godspeed, no? Che gli sarà successo? Forse hanno sentito il nuovo disco degli Stars Of The Lid e hanno deciso di sciogliersi.

JIMMY JAM


COMMENTI










See? Like this full-grown man. He took casual German neatness to Gary Oldman in The Firm, but left out the whole depressing “hooligan toy stash in his bedroom” part. That wasn’t so hard, now was it.
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When one girl in the room understands the merits of squishing her pudge around, everyone else can dress like Frankenstein and give it up to anyone who asks, they’re still invisible.

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