LITERARY - PARTE 2


Foto di Camilla Candida Donzella tratta da KK: Autobiografia di gruppo


Hobby Comics #0
Super Amici

Ho scritto a quel matto matto matto del Dottor Pira per avere qualche informazione sul sollazzevole numero zero della nuova rivista sua e degli altri Super Amici (Ratigher, Lrnz, Maicol e Mirco, Tuono Pettinato), ed ecco cosa ha detto: “Puoi scrivere che la rivista in questione è il numero zero di hobby comics, è autoprodotto e si trova in varie librerie di fumetti. E’una rivista di fumetti bellissimi e avventurosi che fa bene allo spirito e al corpo. Infatti si legge molto volentieri anche alla toilette, a differenza di molte altre riviste di fumetti intellettuali underground che causano stitichezza (perlomeno, a me fanno quell’effetto). Uno degli scopi del nostro gruppo, i Super Amici, è infatti di rendere il mondo un posto migliore, attraverso una regolare evacuazione.” E io ovviamente ho tradotto dal pirese e ho capito che vuole fare una rivista italiana di fumetti divertenti, narrativi e avventurosi, fatta bene e non intellettualoide. Al che mi sono detto, “Sì, ok, poi magari accendo la tv e vedo un comico che mi fa ridere. Già. Pffft”, questo perchè sono cinico e non ho fiducia nell’umanità.

TIM SMALL


Learning To Love You More
Harrell Flatcher & Miranda July
Prestel


La sera, prima di mettermi a dormire nel mio letto a forma di caramella, mangio i grissini con la nutella e leggo una pagina di Learning To Love You More, e poi faccio sogni dorati e pieni di arcobaleni. Questo libro è nato così: un giorno, Harrel ha guardato Miranda negli occhi e le ha detto: “Noi che facciamo sempre fatica a trovare cose belle e originali nella nostra vita quotidiana di artisti, perché per una volta non utilizziamo la creatività degli altri? Proviamo a dare istruzioni alle persone e vediamo cosa ne esce fuori. Magari è solo una perdita di tempo. Magari invece raccogliamo tantissimo materiale, tipo foto, racconti, disegni e oggetti costruiti con materiali strani. Magari poi prendiamo tutto e ci facciamo una mostra a New York. E sai cosa? Magari pubblichiamo pure un bel libro”, e Miranda ha sorriso con i suoi occhioni blu e ha detto, “Ok!”

Il risultato è quanto di più dolce si possa immaginare. Dentro al libro ho trovato lettini costruiti con il cartone, foto del sole o di nonni che si baciano, resoconti di litigi e di telefonate mai fatte. LTLYM è diventato il mio nuovo libro delle favole preferito che racconta cose quotidiane ma molto poetiche. Mi aspetta ogni sera sul comodino, vicino al vasetto di nutella, i grissini e una tazza di tè all’albicocca.

ALESSIA MARCHIORO


Autobiografia di gruppo
KK

Questa fanzine, composta come la vedo io in questo momento, esiste in unico esemplare. Ma delle pagine che la compongono ne esistono 100 copie l’una. Quindi, dove sono le altre 99 copie di ogni pagina? In altre 99 fanzine simili, ma non uguali a questa. Anzi, più di 99. Molte di più. Ok dai, vi spiego.

Mostra del collettivo KK nel mese di dicembre. Galleria cosparsa di fogli A3, una media di cinque per ognuno dei cinque ragazzi. Pinzatrice in un angolo. Tu entri, vedi tutto, scegli dieci fogli, li assembli e ti porti a casa la tua fanzine che hai solo tu. No, non anche tutti i tuoi amici di fanzine con cui fai mille discorsi sulle fanzine e che concludi sempre dicendo: “Anch’ io voglio fare una fanzine” (e chi c’era se l’è fatta davvero). Solo tu. Io me ne sono fatta una con in copertina delle nuove illustrazioni di Panda e dentro una lettera che Ivano Atzori ha scritto a se stesso, una foto di Lele Saveri sul suo amore per gli animali, un disegno a china di Giorgio Di Salvo davvero molto più bello di un sacco di disegni a china che ho visto fra Artissima, MiArt e i link di blog che mi mandano i miei compagni di illustrazioni, e una foto romantica della romantica Camilla Candida Donzella. Mi faccio la fanzine e mi vanto con gli amici al bar. Fico, no?

BASILIO ROSSI


Abandon Ship
Dave Schubert

Oltre ad essere il nome di un ottimo gruppo punk di Brighton, Abandon Ship è il titolo di questa pulitissima collezione di foto che Dave Schubert ha scattato nel corso di una settimana a New York City.

Ci sono tutte le cose che ti aspetti da una cosa del genere: barboni che vivono nello squallore, gruppi di persone attraenti che bevono al bar, ragazzini che fanno le tag, Dash Snow (che ha anche scritto l’introduzione) che fuma Marlboro rosse in una vasca piena di Polaroid. Lo sapete come vanno a finire questi progetti.

A fianco a questi scatti, troviamo una serie di immagini tetre e melanconiche, di scoiattoli soli sui marciapiedi e di bandiere a stelle e strisce a mezz’asta. Vorrà dire qualcosa tutto questo. Penso sia una sorta di rappresentazione visiva della componente di solitudine che giace nel cuore di ogni vigorosa conurbazione sociale, come lo è New York. In altre parole, nelle grosse città ci si sente soli e alienati. Oppure sono solo delle belle foto. In ogni caso è una fanzine economica e ben presentata con un sacco di belle cose al suo interno. Stampare questo tipo di cose non costa tantissimo e da grossi risultati. Forza amici fotografi, perché non impegnarsi e darsi a questo genere di attività?

JAMES KNIGHT


New York Noise

Questo libro è una guida visiva alle innumerevoli compilation di New York Noise che la Soul Jazz ha realizzato negli ultimi anni. Ci sono le immagini di tutti quei gruppi no-wave, new-wave, punk-funk, disco e rap che venivano fuori dalla scena artistica e musicale di New York (specialmente a SoHo e nell’ East Village) verso la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80.

La presenza di qualche immagine alla “breakdance di fronte a un graffito di merda anni ’80” potrebbe allarmare il lettore qualunque, ma fortunatamente ce ne sono solo tre. Le altre foto sono fantastiche e non hanno nulla che assomigli a Wild Style. Invece ci troverete tanti ritratti assurdi, come Michael Stipe con i capelli (che incredibilmente lo fanno sembrare ancora più simile a un malato terminale), gli ESG coi loro genitori, Andy Warhol col suo pupillo Jean-Michel, Keith Haring con la sua spaventosissima gang di omosessuali multirazziali, e via dicendo. Leggendolo mi è venuta voglia di vivere in uno squallido magazzino convertito loft, una trentina d’anni fa, a più di cinquemila chilometri da qui e passare il mio tempo ad esercitarmi sui miei monologhi e le mie poesie sociali mentre suono il tamburello sui fianchi e vado a delle feste piene di donne che indossano pantaloni di pelle.

BRUNO BAYLEY


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COMMENTI










“Those jocks down in AR may think they can push me around and hide my trackball and move my purchase orders to the back of the queue, but they can’t touch me now. This is Brian’s time to shiiiiiiine!”
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Here’s to being so baked you do stupid shit like salt unsalted chips and spend 20 minutes trying to figure out if that guy on the news was kidding or not.

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