DOS & DON'TS













lime Ballin’
Toxxxic.com/Metrointeractive.com
Dir: Vincent Voss
Voto: 8


Senza rendermene conto ho cominciato a togliermi la fede dal dito prima di masturbarmi. Non sono sicuro di quando ho iniziato o perché, ma ho cominciato a farci caso qualche settimana fa. Ho pensato che potrebbe essere perché non credo sarebbe giusto indossare la fede mentre faccio sesso con un’altra donna, che sia immaginaria o meno. O forse è solo perché l’anello fa un po’ strano a contatto col mio pisello. Ma non uso nemmeno quella mano (anzi di solito faccio finta di avere solo una mano, come quel batterista di quel gruppo), così non credo che sia quello il motivo.

Quando ero ad Atlanta in luglio con il mio piccolo tour per l’uscita di Skinema, mi sono ritrovato senza anello, facendo finta di essere pure senza un braccio, da solo nella mia stanza, cercando di scaricarmi prima di andare al bar. Poche ore prima quello stesso giorno avevo salutato mia moglie con un bacio, non l’avrei rivista per tre settimane; ore dopo mi mancava già. Mi mancava la sua bocca. Così quando è arrivato il momento di mettermi all’opera ho spontaneamente rimosso la fede. Ma questa volta mi sono dimenticato di rimetterla. Mi sono vestito, ho sistemato i pochi capelli che mi sono rimasti, ho soffiato nella mano a conchetta per assicurarmi che non mi puzzasse l’alito, ho allacciato le scarpe e sono uscito dall’hotel per andare a bermi qualcosa.

A dieci minuti dall’hotel ho cominciato a notare dei piccoli segnali: la strada dipinta con i colori dell’arcobaleno, la luna nel cielo con un triangolo rosa disegnato tutto attorno, i barboni maschi offrivano i pompini, l’abbondanza di uomini che indossavano slippini attillati, e gli altri tutti in tiro. Ero nel quartiere gay e tutti mi lanciavano sguardi interessati. Mi sono guardato e ho notato il sottile segno dell’abbronzatura lasciato dalla mia fede e ho subito immaginato che tutti pensassero mi fossi tolto l’anello per tradire mia moglie con della carne gay di prima scelta.

Sono andato in panico, non perchè temessi di trovarmi a dispensare centinaia di seghe a degli uomini, ma perché avevo paura che il mio subconscio si fosse reso conto della froceria del vicinato e si fosse dimenticato di dirmelo. Forse l’aver lasciato l’anello in albergo non era un incidente. Forse avevo della moneta per quei barboni puzzolenti. Mi sono seduto al bar e il barista non-gay mi ha chiesto cosa mi poteva portare. Gli ho urlato, “Niente pompini!” e sono scappato. Ho chiamato degli amici e li ho convinti ad incontrarmi in albergo. Ho ripreso la fede e sono sceso nella hall.

Ci siamo seduti di fianco a due belle ragazze di Boston e ad una borsa di pelle vecchia di 60 anni che loro si ostinavano a chiamare mamma. Erano in città per qualche convention di preghiere. Sono riuscito a capire soltanto che vendevano carte con su scritte delle preghiere. I miei amici ci stavano provando con le due ragazze. Così ho dovuto far finta di mostrare interesse per la vecchia. Le ho chiesto, “Porti l’anello al dito, cara?” Lei disse di sì. “Bene, anch’io,” le ho risposto, “ma sono sicuro che possiamo trovare un modo per passarci sopra.” “No,” ha continuato, “mio marito è morto.” “Oh,” ho detto, e senza pensare a quello che l’alcool stava per farmi dire, ho continuato, “Beh, se ti va, posso uccidere mia moglie così siamo pari.”

E’ impazzita. Ha cominciato a piangere, dicendo che suo marito era un uomo straordinario e un sacco di altre cose di cui sinceramente non m’importava granché. “Signora, stavo solo scherzando. Non faccia la bambina,” le ho detto. Lei se ne è andata via, piagnucolando. Ero ufficialmente la quinta ruota del carro. Così ho augurato la buonanotte ai miei amici e alle ragazze e me ne sono andato a dormire. Quella notte ho sognato di avere dei grandi occhi che crescevano sulle mie palle. E tutto quello che riuscivo a pensare era, “Fantastico. Proprio fantastico. Non ho l’assicurazione.”

CHRIS NIERATKO
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