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Ha fotografato le scene del crimine a Città del Messico per 50 anni. Com’ è possibile che non ne avessimo mai sentito parlare? Qui sotto, Metinides parla con Vice della sua vita e del suo lavoro. Ricordati che potrebbe essere tuo nonno.

uando avevo dieci anni mio padre aveva un negozietto dove vendeva, tra le altre cose, macchine fotografiche per turisti. Il negozio era sulla strada principale del centro di Città del Messico, Avenida Juarez, di fronte all’Alameda Central, il parco più grande della città. Quando hanno abbattuto l’edificio del negozio di mio padre negli anni ’40 per costruire un grande magazzino, mi diede una macchina fotografica che non aveva venduto e un sacchetto pieno di rullini. Così ho cominciato a fare foto in giro per Città del Messico.

E’ stato in quel periodo che ho cominciato a fare foto di macchine sfasciate. Quando c’era un incidente in città la polizia di solito portava le auto di fronte al comando, in centro. Io andavo laggiù a fare fotografie. Ero un grande fan dei film di gangster, di Al Capone e di ogni genere di film poliziesco. Andavo a vederli nei cinema del centro. Ero affascinato da quei film.

Passai un anno a fare fotografie, finchè mio padre aprì un ristorante e i poliziotti della zona iniziarono ad andarci a pranzo tutti i giorni. Ne conobbi parecchi, così loro cominciarono a portarmi alla stazione di polizia a fare foto della gente che arrestavano e dei cadaveri che trovavano.

Ricordo che una volta, quando avevo undici anni, andai alla stazione di polizia, e loro avevano appena portato dentro il corpo di un uomo. L’avevano trovato decapitato da un treno. Qualcuno gli aveva legato il collo ai binari e le ruote del treno ci erano passate sopra. Era la prima volta che vedevo un cadavere da così vicino. Gli ho fatto una foto mettendogli la testa tra le mani. In seguito cominciai a lavorare come assistente per il fotografo della scientifica. Mi poteva capitare di vedere 30, 40 o anche 50 cadaveri in un giorno.

A quell’età volevo davvero diventare un reporter di cronaca nera, collezionavo articoli di giornali da tutto il mondo. Li ritagliavo e li incollavo sul mio album. Una volta ci fu un incidente proprio di fronte al ristorante che mio padre aveva aperto a San Cosme. Corsi fuori a fare delle foto. Un fotografo del giornale La Prensa arrivò anche lui per fare delle foto, mi notò e mi invitò a lavorare come suo assistente al giornale. Così ebbi il primo lavoro.

Cominciai a fare foto ovunque in città, e il giornale le usava sempre perché le trovavano sempre le migliori. Andavo ancora alle medie all’epoca. A 14 anni fui assunto da un altro giornale importante, il Localo, e lavoravo con famose riviste di cronaca nera messicane come La Alarma, Crimen e Nota al Crimen.

I poliziotti e i vigili del fuoco a quei tempi erano di grande aiuto, non come oggi. All’epoca ti davano un passaggio con i loro mezzi, ti lasciavano accedere alla scena del crimine. Ora non ti ci fanno neanche avvicinare, perché non vogliono che la gente sappia cosa succede in Messico.

Ho lavorato per 50 anni come fotografo di cronaca nera. Ho cominciato a fare fotografie quando avevo 10 anni e ho smesso a 59. Ho visto più cadaveri di chiunque altro al mondo. Direi che ho visto più cadaveri del grande Weegee, e io adoro Weegee, sono un suo fan. Ho qualcosa come sette suoi libri a casa. Una volta in Francia hanno pubblicato un libro che in realtà era un misto del mio lavoro e quello di Weegee.

Weegee aveva una radio della polizia nella sua macchina. Io sono stato il primo fotografo in Messico a fare la stessa cosa. Nello stesso momento in cui la polizia veniva informata di un crimine io già sapevo dov’era e spesso arrivavo anche prima di loro. Quando arrivavo sulla scena del crimine, fotografavo la casa, l’arma, i testimoni, i passanti, le foto delle vittime da vivi… tutto. In realtà di solito davo le mie foto alla polizia per portare avanti le indagini. Una volta risolsero un caso grazie a una delle mie foto. Fotografai tutti i passanti che si erano fermati a guardare la scena del crimine, e poi venne fuori che in una delle foto avevo immortalato l’assassino, che era il migliore amico della vittima e aveva dichiarato di essere stato fuori città il giorno dell’omicidio. E invece era nella foto che guardava la scena del delitto. Ma quando l’avevano interrogato lui aveva giurato di essere andato fuori città a far visita a certi amici—lo incastrarono così.

A Città del Messico ci sono sempre stati molti incidenti e molti morti. Mi ricordo di parecchi casi in cui i corpi erano stati fatti a pezzi piccolissimi e sparsi per la città. Città del Messico è piena dei peggiori crimini che tu possa immaginare. Ho visto più incidenti e più crimini di quanti tu possa pensare. Ma avrei voluto essere a New York per l’undici settembre. Che spettacolo è stato!

STORIA RACCOLTA DA SANTIAGO STELLEY


CONTINUED:
ENRIQUE METINIDES
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