Foto di Patrick O'Dell

TACCHEGGIARE DA AMERICAN APPAREL - PARTE 1

di Tao Lin


Questa è una storia vera di furto ai danni di una corporation. American Apparel è stata acquistata da una corporation nel 2006. Per questo, se non continueranno a fare profitti smetteranno di esistere, gli stabilimenti di produzione equi e solidali verranno chiusi, e un altro Circuit City o magari un Wendy’s verrà aperto al loro posto, oppure sposteranno tutta la produzione in Brasile o da qualche altra parte. Questa non vuole essere una critica a nessuno, sto solo esponendo i fatti. Posso essere vostro amico anche se prendete il vostro Hummer due volte al giorno per andare da McDonald’s a mangiare crocchette di pollo. Sto solo dicendo, non odiatemi pensando che abbia derubato una catena di moda indipendente, perché in quel caso il vostro odio sarebbe basato su qualcosa di non vero. I ristoranti bio-vegani di cui parlo nel terzo paragrafo sono Pure Food and Wine, Angelica Kitchen e Sacred Chow. Questo racconto viene definito fiction perché ho tralasciato alcune cose, ne ho spostate delle altre e non sono sicuro che tutti i dialoghi siano andati proprio così nella realtà.

Quella sera avevo una lettura a Brooklyn. Volevo una camicia più bella. American Apparel ha delle belle camicie. La guardia di sicurezza che di solito si trova all’interno di American Apparel non c’era. Ho preso la camicia che volevo e mi sono messo a girare per il negozio. Ho visto uno strano personaggio che teneva un libro a pochi centimetri dalla faccia, con gli occhi che spuntavano da di sopra. L’uomo mi stava guardando. Ho pensato che fosse solo un personaggio strano. Molta gente è strana. Sono uscito da American Apparel con la camicia tra le mani.

Lo strano personaggio ha fatto un rumore alle mie spalle. L’ho guardato. Mi ha chiesto di mostrargli la camicia. “Lavori qui?” gli ho detto. Ha detto di sì. “Lavori davvero per American Apparel?” ho detto. Ha detto di sì e mi ha mostrato un distintivo della polizia attaccato alla fibbia della cintura sotto la sua maglietta extralarge. “Oh”, ho detto. Siamo rientrati. Siamo scesi nel sotterraneo. Mi hanno fatto una fotografia e mi hanno ammanettato. “Non venire a rubare a noi,” ha detto il manager. “Vai a rubare a qualche corporation di merda. Noi abbiamo condizioni di lavoro eque. Siamo sostenuti dal governo. Il nostro obiettivo è offrire qualcosa di esteticamente bello ad un pubblico di massa che la parola esteticamente non sa neanche che vuol dire; alla fine è per questo che esistiamo, credo.”

“I miei soldi li spendo in posti anche migliori di questo,” ho detto. “Ristoranti bio-vegani.”

“Splendido”, ha detto.

Mi hanno fatto la foto, ci hanno scritto sopra “Arrestato” e l’hanno appesa al muro. C’erano anche altre foto, e alcuni sembravano felici di essere immortalati. Su alcune c’era scritto “Arrestato”. Il personaggio che mi aveva preso si è piegato e ha messo la testa accanto alla mia e qualcuno ci ha fatto una foto. Il suo nome era Luigi. “Che fai, Luigi,” ha detto qualcuno, “Stai cercando di farti dare un bonus?”

Mi hanno tolto le manette. Un poliziotto è arrivato e mi ha messo delle altre manette e mi ha portato alla macchina. Mi ha detto che avrebbe fatto in modo di farmi rilasciare in giornata dalla cella di detenzione temporanea per poi farmi avere un’udienza tra un mese e probabilmente qualche giorno di servizi sociali da scontare. Ha detto che la decisione dipendeva dal suo capo.

Siamo arrivati, e mi hanno messo in cella con un bianco calvo, un ispanico pelle e ossa, e un cinese alto. Il cinese alto ha detto che aveva comprato un po’ di roba da Duane Reade e poi era andato da Kmart e mentre usciva da Kmart un tizio l’aveva fermato e gli aveva trovato nella busta lo shampoo e le altre cose che aveva preso da Duane Reade e aveva detto che aveva rubato quella roba da Kmart e l’aveva portato in una stanza e gli aveva ordinato di entrare in una cella. Il cinese alto aveva detto che non voleva entrarci nella cella. Allora l’hanno afferrato per il collo, l’hanno preso a pugni e a calci e gli hanno svuotato le buste della spesa e preso i soldi.

Il cinese alto ha detto di averli visti mentre gli prendevano i soldi. Ha fatto il gesto di infilarsi dei soldi nel taschino della camicia. Io ho riso e ho fatto un’espressione che era una combinazione indecifrabile di comprensione, noia, sfida, incredulità e confusione. “Questi sono un’associazione a delinquere”, ha detto il cinese alto. Ha detto di non avere soldi per procurarsi un avvocato. Ha detto che era uno studente straniero, dal Canada.

“Canada”, ho detto.

Un uomo ubriaco, sporco di sangue in faccia, dentro le orecchie e sulla camicia, è stato trascinato nella cella. Sembrava il tizio bianco che in Rocky III si allena con Rocky ma poi lo tradisce. “Mi hanno dato un pugno in faccia da Starbucks e mettete dentro me?” ha urlato. “Bastardi. Vi divertite a fare questo lavoro, vero? Prendete le impronte a uno come me come se fosse un cazzo di problema di sicurezza nazionale, di lotta al terrorismo e di sicurezza nazionale del cazzo… non è giusto. Pezzi di merda.” Si è rialzato a stento e ha detto: “Va bene, ora comando io in questa cella. Rimanete tutti seduti. Ora comando io in questa cella.” Ha toccato l’ispanico pelle e ossa. L’ispanico pelle e ossa ha detto: “Amico, non mi devi toccare. Io non ti faccio niente. Non ti ho fatto niente, non mi toccare.” Si sono stretti la mano. “Solidarietà”, ho pensato. L’ubriaco si è seduto e ha continuato a urlare ai poliziotti. “Sono sporco di sangue e sono in prigione,” ha urlato. “Non è giusto. V’inculo di brutto.” Un poliziotto ha detto che l’ubriaco lo avrebbe preso nel culo per primo, e poi se n’è andato.

L’uomo ubriaco ha urlato: “Non devi rompere i coglioni a uno che è più intelligente di Einstein.” Un altro poliziotto ha detto all’ubriaco di smetterla di fare il coglione. “Mi menano in un locale e guarda che mi succede?” ha urlato l’uomo ubriaco. “Figli di troia. Bastardi. Sono troppo incazzato. Io le forze dell’ordine le rispetto. Io vi rispetto. Voi siete la polizia di New York. E questo è splendido. Ma con tutto il rispetto, andatevene affanculo. Pezzi di merda. Ho la camicia fradicia di sangue e mi mettono dentro.” L’uomo ubriaco si è alzato e ha cominciato a camminare per la stanza. Io ero seduto per terra. Lui mi ha guardato. Io non l’ho guardato. Ha urlato al poliziotto che stava ad un passo dalle sbarre della cella: “Dov’è andato quell’altro? È ancora qui?” Il poliziotto ha detto che l’altro non era lì. “Splendido,” ha urlato l’ubriaco. “Splendido. Splendido. Splendido. Splendido. Splendido.”


CONTINUED:
TACCHEGGIARE DA AMERICAN APPAREL
| 1 | 2 |

COMMENTI










God bless America! In Saudi Arabia they don’t let bitches drive cars.
Comments/Enlarge
See all



Ha! Nice try, attractive girls! You thought you could pull one over on us, but the legs, shoes, and general attention to detail are a dead giveaway. All the bulldog-faces and juiceboxes in the world can’t stop us from bugging you for the rest of the night.
Comments/Enlarge
See all




 VICE GUIDE TO TRAVEL  
 REPORTAGE 
FRAMMENTI DAL FRONTE
I soldati inglesi tornano a casa a pezzi.
 SKINEMA 
THE XXXORCIST
Chris Nieratko: "Come Dorothy nel Mago di Oz ho ripetuto tre volte:“Accetto il pompino e non faccio causa".
 INTERVISTA 
FACCIA DA CULO
Ryan McGinley intervista Jack Walls, l'artista, ex-membro di gang, ex-eroinomane ed ex-fidanzato di Robert Mapplethorpe.
 BLOG 
E QUELLA CHE ROBA È?
L'amore è un diritto di tutti, ma questo non significa che puoi ingravidare un bovino se la tua ragazza ti rifiuta.
 INTERVISTA 
I DOCUMENTARI E LA FOLLIA
Frederick Wiseman è il migliore regista di documentari al mondo. Ma è anche molto probabile che non abbiate mai visto i suoi film.
 


AUSTRALIA | AUSTRIA | BELGIUM: FRANÇAIS/NEDERLANDS | CANADA: ENGLISH/FRANÇAIS | DEUTSCHLAND
ESPAÑA | FRANCE | ITALY | 日本語 | MEXICO | NETHERLANDS | NEW ZEALAND | SCANDINAVIA | SCHWEIZ | UK | US

HOME | ARTICOLI | DOs & DON'Ts | ARCHIVO | CHI SIAMO
© 2005-2008, Vice Magazine Italy | Privacy Statement | Site Development: Solid Sender