Foto di Jerry Hsu

ASSENZIO - PARTE 1

di William T. Vollmann


Questa storia si basa su parecchie sessioni di sbornia che ho avuto il felice privilegio di provare, a Pietroburgo, un paio di anni fa, come ospite di un workshop per autori. Non dimenticherò mai gli effetti dell’assenzio e spero di poter riassaggiare questa divina bevanda appena possibile.


Le favole russe rieccheggiano dalle lingue metalliche delle campane; e le sue bocche di fuoco puntano verso l’esterno. I fantasmi sorvegliano i rossi merli del muro del Cremlino. A Pietroburgo gli alberi vestiti di ghiaccio del Giardino D’Estate mirano alle stelle; all’occorrenza, ogni ramo potrebbe farsi arma antiaerea.

Il più grande cannone del mondo spaventa i tedeschi con la sua maschera leonina. Una stella rossa, su un piedistallo verdastro e tornito, brilla pronta a far saltare in aria gli invasori. Sotto le quattordici scale mobili del Congresso delle Nazionalità, la neve ulula tra le enormi, brillanti piazze, ma si ferma quando le cupole dorate come elmetti di soldati cominciano a vibrare e risuonare. (In Russia aggiungono oro e argento ai loro bronzi per ottenere un suono migliore.)

Le volte a cipolla sono irte di croci, e, dentro ogni chiesa, i santi immobili sono pronti a saltare giù dai muri d’oro e combattere. Napoleone una volta bruciò l’arsenale giallo del Cremlino, ma i santi si precipitarono fuori dalle loro tombe di metallo; e in seguito le bianche finestre dell’arsenale sono ricresciute. Le ragazze poi, decorarono tutto con piastrelle verdi e gialle; e luci dai colori elettrici striarono la Moscova, che è divisa regolarmente da muri di neve e torri tornite.

Sul tema delle ragazze, vorrei raccontarvi ciò che segue. Nelle grige giornate russe ne vivono due tipi: quelle serie e quelle dal sorriso ricurvo e sonnolento. Vanno e vengono dalle città gialle, rinfrescando i grigi palazzi, il cielo uggioso e la neve nelle cornici d’oro delle icone. Il loro è sangue è di velluto rosso. Si occupano della compagnia dei sarcofagi, offrendo loro stesse al sacrificio, lontane da visi barbuti.

Quelle che sorridono hanno dimenticato il complicato labirinto di strade pavimentate, dove quelle serie gestiscono la grande campana russa, spolverandole la neve dalla sua oscura e angosciante figura, radunando attorno ogni santo come i dettagli degli illuminati manoscritti. Quelle che sorridono d’inverno si nascondono; forse si aggirano clandestine attorno alle cipolle ghiacciate.

Ma la primavera assale le cataste di ghiaccio e quelle di neve; l’acqua gocciola dalle vecchie campane sui paletot delle guardie che conversano; e le dita della Russia—muri e staccionate, torri e scalinate—si sgombrano al sole. Presto arriverà il primo giorno d’estate, a dominare i minuscoli esseri umani con la sua volta aurea. Le guardie si allertano, nel caso dovesse tornare Napoleone. Finchè si sono susseguite, ho sposato una ragazza seria via l’altra. Quando sono fortunato, si vestono da cosacche e mi percuotono con rami di betulla; per permetterlo, in cambio di sette monete di ghiaccio, una sentinella ci coprirà dalle altre sentinelle. Poi la nostra sentinella va a casa dalla sua seria moglie; e io mi rinfresco le mani calde sulle natiche della mia. Quanto la amo!

Tutte le volte che bevo con le sentinelle fuori servizio, battiamo i nostri bicchieri pregando che l’inverno duri per sempre.

Ma la primavera inserisce le sue scure e piovose mattinate: la mia severa moglie deve andare a lavorare. Sempre sfaccendato, solo nella mia inutilità, passo attraverso i palazzi che mi ricordano della gelida nebbia. Sono una delle torbide sagome che passeggiano, illuminato sporadicamente dai riflessi della pioggia sul marciapiede. Uomini dai copricapi di pelo spalano fanghiglia; una donna dal mantello di pelliccia si soffia il naso; e mi viene a mente la prima unica glaciale lacrima sulla guancia della seria signora ora divisa da me; era quello che leccai per colazione. Tra il ghiaccio invernale sui monumenti e il cenno dell’estate su qualche scintillante cartellone pubblicitario, la gente sta nella neve, aspettando i loro bus; e io preoccupato di esser preso alla sprovvista, vago di coda in coda, cercando la donna per l’inverno che mi avrebbe portato a casa e salvato. Stalattiti si allungano dal mio mento; sono diventato un uomo maturo, quindi ho bisogno di una donna matura, una piccola cicciottella tenera e canuta che mi faccia il thé mentre ciondolo in giro cercando di rubare della vodka. Se potessi rubare un’aureola, lo farei; l’oro è così puro da illuminare e scaldare entrambi. La mia povera vecchia moglie sta tremando! Cosa potrei mai fare per lei? Si è addormentata con la testa sul mio petto, russando forte mentre io mi cruccio per la brutta notizia di oggi: il più grande cannone del mondo si sta sciogliendo! Grazie al cielo avevo quasi dimenticato il mio pensiero!

E poi, come avrei potuto mai spiegarlo? Anche la lealtà si scioglie. Forse non c’è mai stata nessuna giustizia al mondo.

La stella rossa si offusca della sua lucentezza, poi splende di un nuovo rosso che nessuno ha mai visto prima. Adesso, quando l’estate tarda ad arrivare, la Russia manda le sue ragazze serie a sagomarla. Nella neve sciolta e sporca, sotto alberi e luci, le gru riflettono una luce blu e verde mentre cominciano a liberarsi delle stalattiti, e le ragazze serie ramazzano con le pale finchè non scolpiscono l’inverno in un busto di qualche eroe solo nella neve.

Cosa ne è dei sorrisi sonnolenti? Una guardia disoccupata sostiene che ora siano le ragazze dell’ultimo secolo, che aspettano il freddo nelle lobby degli alberghi e indossano minigonne di pelle nera. Ma che ne sa, e cosa ne so io? Mia moglie è morta di vecchiaia durante il disgelo primaverile; se ne è andata senza soffrire; e poi la nonna della porta accanto ha preso con sè il suo gatto. La polizia mi ha detto che dovevo andare via: ora che mia moglie è morta, sto nella sua stanza con falsi pretesti.

Mi hanno permesso di prendere uno zuccherino giallo per ricordarmi di lei. Sulla strada ne ho leccato via un pezzettino. Poi ho portato il resto all’arsenale giallo, e l’ho dedicato ai santi.

Poi ho sentito un tonfo. Le ragazze serie avevano sollevato tutto il ghiaccio e l’avevano lanciato nel fiume.

I pesci nuotano attraverso il sole, che pende dagli alberi di cristallo come una palla di ghiaccio. L’estate cresce alta nei recinti di ferro.

L’estate illumina i soldati rivestiti di verde negli ingressi gialli. Ha cominciato a tornarmi in mente quanto i rami del Giardino d’Estate mi ricordassero le braccia di una ballerina. Ora mi è venuto in mente che tutto l’inverno mi sono trattenuto dallo scacciare via quella barista che certe volte è stata benevolmente carina con me. Forse avrei potuto spillare un sorso d’estate da lei. Chiedo solamente un altro favore e lei mi fa promettere che sarà veramente l’ultima volta. Voglio la mia estate, la mia estate! Dentro alla bottiglia verde assaggerò la fiamma blu, le cui foglie sono alberi, i cui alberi sono foreste eterne. Il canto dell’uccello è il suono di un cucchiaino sopra un bicchiere.

Versando zucchero e fiamma blu, oh, sì, una cascata di fiamma blu, lei mi ha insegnato di nuovo il colore di una fiamma di assenzio. Sa meglio di chiunque altro come sistemare il cucchiaino di zucchero sul fuoco e intingerlo nel bicchiere, poi riversare la fiamma blu. Il rumore dello zucchero bollente mi rende così felice che non mi interessa più che non mi voglia baciare più.

Alcuni preferiscono buttarlo giù velocemente prima che lo zucchero cristallizzi; altri preferiscono inalare il caldo e dolce alito dell’assenzio rinchiuso nel bicchiere capovolto: il respiro di tutte le donne che ho amato.

La campana di un bicchiere giace dentro la campana di un altro. In altre parole, lei riversa il fiotto della fiamma blu avanti e indietro fra i due bicchieri, poi lo spegne con il suo stesso delizioso fiato e immediatamente rovescia una campana sull’altra.

Copyright © di William T. Vollmann


CONTINUED
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Now that this chick finally has her head out of her ass she needs to get the fuck out of her ass’ face.

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Hair is waste. So are fingernails. Growing them ten times longer than anyone else is exactly the same as leaving three days’ worth of stool in your panties.

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