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DOS & DON'TS
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![]() Skins Gavin Watson Independent Music Press L’abbiamo già detto, ma Skins rimane uno dei nostri libri di fotografia preferiti di sempre. Ci piace così tanto che abbiamo convinto il suo autore, Gavin Watson, a uscire dalla pensione anticipata, ricominciare a lavorare, e a farci spulciare il suo archivio di immagini. Per ora abbiamo trovato MIGLIAIA di immagini inedite, da quando Watson ha iniziato a scattare la sua famiglia a 13 anni, a quando gli skin di Wycombe hano iniziato a farsi di ecstasy e andare ai rave. Alcune delle nuove foto appaiono in questo libro, una versione aggiornata del classico Skins, ma la maggior parte di loro appariranno in un libro ancora più grande che VICE Books pubblicherà l’anno prossimo. Fidatevi, quello che abbiamo trovato vi farà venire la bava alla bocca. ANDY CAPPER ![]() Tokyo Undressed Rikki Kasso tokyoundressed.com Rikki Kasso è un nostro amico, oltre che un nostro collaboratore, ma voglio comunque provare a mantenere un minimo di obbiettività nel recensire il suo primo libro. Sarà molto difficile, anche perchè il tomo in questione è una sontuosa collezione delle migliori immagini che Rikki, artista newyorkese trapiantato a Tokyo, ha scattato da quando vive nella terra del Sol Levante; immagini fin’ora pubblicate sull’omonimo blog. Molte ritraggono nudi femminili da farti sanguinare il naso, altre invece sono un’evocazione delle atmosfere alienanti ma allo stesso tempo stranamente rilassanti che si respirano in Giappone. L’unica pecca? Forse ci sarebbero state bene un paio di pagine di testo, ma, per il resto, non posso che dargli pieni voti. Forse è esagerato, e magari troppo facile, scomodare il nome di Araki, ma io so con esattezza che libri sfoglia Rikki a tutte le ore del giorno, quindi eccomi qua, a scomodarlo, in tutta tranquillità. TIM SMALL ![]() Sentieri nel Ghiaccio Werner Herzog Guanda Editore Nel novembre del 1974, Werner Herzog venne a sapere che Lotte Eisner era in punto di morte a Parigi. Lui si trovava a Monaco di Baviera, ma si procurò una bussola, un giaccone, qualche bene di prima necessità, e si avviò verso Parigi a piedi, convinto che se fosse andato da lei a piedi non sarebbe morta. Tenne un diario durante il viaggio, e non aveva intenzione di pubblicarlo, ma, come racconta nell’introduzione, si ritrovò a rileggere il diario quattro anni dopo e si sentì “particolarmente emozionato, e ora il desiderio di mostrare questo testo ad altre persone a me sconosciute supera il disagio e il timore di aprire questo cassetto di fronte a occhi estranei”. Nel libro, trovi l’Herzog di Fitzcarraldo, che raccontava dell’agonia del canto di un uccellino. Scrive, “Un trattore si avvicina, mostruoso e minaccioso, desideroso di molestarmi, di travolgermi, ma io rimango saldo… la regione che sto attraversando è colpita dalla rabbia”. Nel libro leggiamo anche l’arroganza e l’assurda bellezza che emana da tutte le foto del suo viso. Ma leggiamo anche di un personaggio sconosciuto fino ad allora, un ragazzo timido. A volte, dopo aver camminato senza parlare per molto tempo, non trova più la sua voce. Spesso è imbarazzato per il suo aspetto, e evita di avvicinarsi ai passanti o di incrociare lo sguardo di una cameriera. Due volte ha bisogno di uno specchio per avere conferma di essere ancora umano. Il libro è fatto di osservazioni di quello che gli sta intorno, scritte con la precisione e l’intensità di un uomo innamorato. In sostanza, tutto lo ferisce. Scrive, “Un capriolo è sbucato sulla strada ed è scivolato sull’asfalto, come fosse un parquet appena lucidato.. Un ramo è spuntato dal tronco di un albero; per questo ho perso il controllo, e poi il latrare di cani da un villaggio abbandonato mi tormenta”. Racconta della sua completa solitudine e delle minigonne delle ragazze di paese. Scrive i suoi sogni senza introdurli con frasi come, “Questo era un sogno, non la realtà”, e quindi racconta di una donna che vede fuori da una fattoria, che cammina a quattro zampe, come fosse un episodio reale. Si ha l’impressione che abbia perso un po’ la testa, e quasi che stia cercando di perdersi, ma al tempo stesso non metta in dubbio la sua missione (non può). E poi, scrive cose come questa: “Vedo così tanti topi. Nessuno ha nemmeno una vaga idea di quanti topi ci siano nel mondo, è inimmaginabile”. E: “Quando Babbo Natale è apparso sul balcone con gli occhiali da sole, mi sono venute le convulsione dalle risate”. E quando arriva nella stanza di Lotte Eisner, e comincia a parlare in nonsense herzogiano ai massimi livelli, “Insieme cuoceremo il fuoco e fermeremo il pesce”, lei non sgrana gli occhi, né fa finta di capire. Invece, dolcemente, gli offre una sedia. E in quel momento c’è l’ultima frase, che forse non vorrete leggere, ma se in fondo al cuore sapete che non comprerete questo libro, eccola. “Apri la finestra. Dopo questi ultimi giorni io so volare”. AMIE BARRODALE ![]() McSweeney’s 24 mcsweeneys.net Ok, anche qui siamo nell’ovvio. A chi non piace McSweeney’s? Quante volte ne abbiamo parlato bene? Eppure, non riusciamo a trattenerci. E’ una delle poche cose al mondo che ti mettono gioia già quando la vedi nella cassetta della posta. Appena apri il pacchetto con il nuovo numero lo accarezzi, lo sommergi di sguardi, trattieni il respiro e lo giri e rigiri come se fosse un oggetto sacro per qualche antica cultura estinta. Poi ti viene un po’ da piangere perchè pensi che, per quanto ti sforzerai, mai nella tua vita potrai fare una cosa così. Ma sto divagando. Quest’ultimo numero contiene così tante cose fighe che hanno dovuto inventare un nuovo metodo di rilegarlo solo per contenerle tutte. C’è un’illustrazione di Rachell Sumpter in copertina, e una sezione del libro è costituita interamente da gente come Ann Beattie, David Gates e Robert Coover che ti accarezzano il cervello con i loro pensieri originali su Donald Barthelme, oltre a due racconti inediti del maestro texano in persona. Onestamente, che volete di più? Cercate solo di non ingoiarlo tutta in un boccone, perchè cose così vanno gustate con calma. CARLO GALIMBA |