’ immenso e grigio squallore della Gran Bretagna di Margaret Thatcher e la sua deprimente colonna sonora di soft rock, pop preconfezionato e indie pretenzioso sono i principali colpevoli della nascita di quella setta musicale meglio conosciuta col nome di ‘noise’.
Quell’ ambiente di fabbriche in rivolta, bombardamenti dell’ IRA, violenza negli stadi, yuppies ed un alto numero di omicidi e serial killer hanno infiammato l’immaginario di quei giovani uomini coi sintetizzatori che si sentivano traditi dal punkrock e dai suoi intenti originali.
Dopo che i Throbbing Gristle fondarono il noise, spuntarono ovunque gruppi ancora più tetri e con l’intento di fare la musica più violenta e deprimente possibile: band come i Whitehouse, Sutcliffe Jugend, Ramleh e, nei primi anni ’90, quei miserabili che misero su l’etichetta Cold Spring.
Uno dei maggiori esponenti della scena era Matthew Bower, ex Ramleh, Sunroof e Total e poi saldamente a capo della sua migliore reincarnazione, gli Skullflower. Loro iniziarono ciò che gruppi come i Sunn o))) stanno portando a termine.
Vice: Gli Skullflower esistono da un pò di tempo ormai. Cosa vi spinge a continuare?
Matthew Bower: Conosci quel pezzo degli Spacemen 3 che si intitola “Taking Drugs To Make Music To Take Drugs To?” Beh, non che io mi droghi ancora, ma il confezionare qualcosa di esteticamente perfetto per te è sempre un passatempo divertente e gratificante. Mi piace il meccanismo registrare/far uscire il disco. E’ il mio modo di esprimere l’odio e tutto il resto attraverso la musica.
Quando hai iniziato a fare sta musica a metà anni ‘80 giravi con gente come Philip Best dei Whitehouse e i Cold Spring Guys ed era assolutamente un periodo florido per la musica sperimentale, giusto?
Si, eravamo molto legati. Fu un periodo d’oro. Il rock and roll ha avuto il suo apice negli anni ’60, noi negli anni ’80. In più eravamo giovani (Philip giovanissimo).
Diversamente da adesso, avevamo la sensazione che tutto stesse finendo; o meglio, cercavamo un finale spettacolare. Tutto ciò che facevamo era una reazione alla o contro la vita.
Tutta quella scena faceva più di un riferimento a personaggi come Manson o Jim Jones e altri leader di sette che perseguivano la morte dei propri adepti. Cos’è che vi attraeva di quegli squilibrati?
Ci sono un sacco di ragioni. Le sette sono sempre contro la società, e noi pensiamo ci sia qualcosa di assolutamente sbagliato in tutte le società. Penso di aver lo stesso pensiero di Manson. E cioè, essere più contrariato e infantile possibile. Gli umani non sono esseri buoni e hanno distrutto il mondo; la colpa di tutto è della nostra civilizzazione e ogni essere vivente è migliore di noi umani. Tutti sono un bene per la natura, tranne noi.
RALPH MEISTER