PART 5 - N -П




(N)—Nyegr

Chi viene per la prima volta in Russia rimane scioccato dalla semplicità con cui i russi chiamano tranquillamente in faccia nyegr la gente di colore. Tutti lo fanno, neri compresi.

Nyegr è un antica parola russa che deriva da “Negro”. Rimane la parola più facile da usare per loro. Non potrebbero usare il termine “afro-russi” perché i neri qui non sono russi ma studenti africani che si sono dimenticati di tornare a casa. E la parola “neri” non funziona perché neri qui si dice chyorni, che sono quelli che vengono dal Caucaso. Negri è quindi il termine esatto usato per chiamare i neri africani.

Essere nero in Russia ha i suoi lati belli e i suoi lati brutti.

Mentre la violenza skinhead è talmente diffusa da far sembrare la Germania dell’Est una comunità hippie, le ragazze russe adorano i neri e le loro doti di ballerini. Davvero. Se sei africano, vai a ballare al Cabana o al Karma Bar. Bè, dovrai arrivarci col taxi praticamente dentro onde evitare di incontrare skinhead e poliziotti che non ti amano affatto. Frequentare i club in Russia è molto caro, quindi un sacco di africani lavorano recitando la parte del “Negro” per i ristoranti. Che consiste nel vestirsi da scimmia per attirare i vecchi signori russi che adorano ridere degli africani. Se non fa per voi, c’è sempre la droga. Gli studenti africani sono i migliori spacciatori di eroina in città.



(O)—Oligarchi

I russi sono riusciti a ridare un senso a questo antico termine greco, che ultimante era usato solo da alcuni marxisti ortodossi come peggiorativo delle classi dirigenti per alimentare la fantomatica guerra di classe.

Negli anni ’90 un piccolo gruppo molto ben organizzato di uomini d’affari prese il controllo delle privatizzazioni attraverso appalti truccati. Uno di loro, Vladimir Potanin, fu accusato e processato per degli appalti truccati che gli permisero di possedere un terzo del nichel mondiale e il 70 per cento del platino. Indovinate? Vinse il processo. Pagando 170 milioni di dollari per una società che all’epoca fatturava due bilioni l’anno, Vladimir e i suoi soci diventarono alcuni fra i più ricchi uomini del mondo.

Questi nuovi bilionari avevano bisogno di un termine che li definisse, perché “ladri” non funzionava molto bene con i loro nuovi amici bancari internazionali. Se ne uscirono con “robber baron” per assomigliare in qualche modo a Rockfeller, Carnegie e gli altri ultra-rispettati titani dell’industria americana. Ma qualcuno gli fece notare che il paragone non calzava perché, mentre quegli americani avevano costruito degli imperi dal nulla, loro stavano meramente appropriandosi di colossi già esistenti cercando di sfruttarli il più possibile. Qundi decisero, “Stiamo scherzando? Noi controlliamo il paese, il presidente e l’economia. E’ ora che il mondo lo sappia”. Nacque così la nuova oligarchia russa. Una recente ricerca di Forbes afferma che Mosca è la città con più bilionari del mondo. Le cose iniziano a cambiare però. Sebbene alcuni oligarchi continuano ad avere le casse strapiene di rubli, Putin ha affermato con decisione che nel momento in cui falliranno finiranno per sempre in galera, in esilio o sul ghiaccio.


Putin

foto di AP


(P)—Putin

Come una specie di Pablo Picasso, Putin è alto solo un metro e sessanta ma le ragazze non resistono al suo sguardo. Come non resistono alle sue galere.

Putin è arrivato al potere con un metodico lavoro di scalata dietro le quinte, mostrando sempre lealtà e devozione verso i suoi capi al Cremlino.

Nel 1999, Eltsin e i suoi compagni incominciarono a tremare ben consapevoli della concreta possibilità di perdere potere a favore di clan rivali e finire così sotto processo se non addirittura in esilio. In un momento di panico, levarono il poco fido Putin dal FSB, uccisero qualche centinaio di persone facendo saltare in aria interi palazzi e poi diedero la colpa ai terroristi ceceni. Con il diffondersi di un forte sentimento anti-islamico, Putin invase la Cecenia e le sue quotazioni salirono dal 2 al 70 percento, dove sono tutt’oggi.

Perché Putin è così popolare? Primo, non beve, che dopo Eltsin è già una gran cosa. Secondo, ha posto fine al caos degli anni 90, mettendo un freno sia alle “elezioni democratiche” sia alla “libertà di stampa”.

Il che, in questo caso, costituisce un pregio dal momento che sia la democrazia che la stampa erano talmente corrotte nell’era Eltsin, che nel momento in cui Putin salì al potere non rimanevano che le vuote facciate di suddette istituzioni. E soprattutto Putin non lecca gli Stati Uniti come faceva Eltsin.

Ai russi piace (e agli americani no) il fatto che Putin non abbia permesso alle multinazionali occidentali di bagnarsi il naso nel petrolio russo. Quando il barone petrolifero Khodorkovsky provò a mettere in relazione la sua Yukos con la Exxon e la Chevron, Putin lo bloccò. Oggi i media americani l’hanno etichettato come il nuovo Stalin, che per i russi non significa necessariamente un male. Dovrebbe lasciare il potere nel 2008 ma se realmente ciò accadrà o no, è francamente una domanda da 64.000 rubli.

MARK AMES

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COMMENTI










Not sure why The Great Reveen uses a shiny old watch swinging back and forth on a chain. We were staring at this thing so long we had beards.

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If Chris Cornell looked like this I’d start listening to Soundgarden again.
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