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Porci selvatici. Non vi viene voglia di sparargli? Foto AP





Michael Pollan è uno dei maggiori esperti mondiali di cibo e di piante del mondo. Qualche anno fa ha scritto un libro che si chiama The Botany Of Desire, insegna biodiversità a Berkeley, ed ha appena ultimato il suo nuovo libro, The Omnivore’s Dilemma. Che sta al cibo un po’ come la Bibbia sta a Dio.

Michael Pollan: Recentemente ho fatto un intero pasto usando solo cibi che ho cacciato, raccolto o allevato in prima persona.

Vice: Cosa hai fatto?

Ho sparato a un cinghiale. O forse dovrei dire ho sparato a un maiale. Qui in California è pieno di maiali selvatici. Hanno qualche gene dei cinghiali, ma discendono direttamente dai maiali che gli spagnoli hanno portato qui ai tempi delle colonie. Non sono facilissimi da trovare, sono per lo più notturni, ma hanno il vizio di scavare il terreno con le zampe e quindi lasciano molte tracce.

Sapevi già cacciare?

No. Ho dovuto imparare tutto dall’inizio. Dopo un paio di tentativi, in ogni caso, sono riuscito a tenere l’arma in mano. Ho usato un fucile automatico. Mi ha insegnato un mio amico siciliano che vive a San Francisco.

Avevi paura degli spari?

All’inizio mi faceva paura il fucile in se. Ho fallito il mio primo tentativo perché ero talmente preoccupato della mia sicurezza personale che ho tenuto il fucile scarico, convinto di poterlo caricare al momento. Ma quando ho avuto l’occasione mi sono accorto che non avrei fatto in tempo e la bestia sarebbe scappata, così ho lasciato la preda a un altro.

E quando finalmente l’hai preso, come ti sei sentito?

E’ stato interessante. Volevo fermamente farlo e avevo lavorato duramente per riuscirci. Quindi, quando la bestia è caduta a terra, è stato un bel momento. Eccitante, lo ammetto. E non ho avuto neanche un rimorso. Per fortuna il colp era precisissimo e il maiale è morto all’istante. Pensavo sarebbe stato più difficile.

Poi più tardi, ti sei sentito un po’ colpevole?

Beh, in un paio di momenti si. Il primo quando abbiamo aperto la bestia per pulirla. Era grosso più o meno quanto me e, all’interno, i maiali sono molto simili a noi. E’ stao un momento difficile.

L’avete macellato lì nel bosco?

Si, si. La mia guida era espertissima. Pensa che per fare il prosciutto, devi lasciare la pelle sulle cosce e raderla con un rasoio. Assurdo.

Si, e anche un po’ fastidioso.

Beh, l’hai mai mangiato il prosciutto?

Si, si. Certo. Lo adoro.

Beh, allora sappi che tutto questo procedimento è necessario per arrivare al prosciutto. Penso che la catena alimentare di cui facciamo parte, debba essere messa molto più visibile agli occhi dell’uomo. Siamo troppo distanti da tutti i procedimenti necessari per procurarci il cibo. Penso che chiunque viva in una realtà rurale e contadina, abbia un approccio diverso con la carne che mangia. Diciamo che noi abbiamo sostituito i soldi alla sofferenza delle bestie.

E qual è stato l’altro momento in cui ti sei sentito un po’ colpevole?

Angelo, la mia guida, ha scattato delle foto e io ho fatto la classica posa col fucile in mano e un piede sul porco. Quando mi è arrivata la mail con la foto, mi sono fatto un po’ schifo. Ho pensato “chi è sto coglione?” e c’ero io con la bestia morta che grondava sangue. Ho giurato di non far mai vedere la foto a nessuno.

Dai, posso vederla?

No.

Dai, dai dai dai dai.

No, la caccia è molto diversa vista da fuori. Son contento di aver provato, ma non lo farei più.

Che ne pensi dei video della PETA? Avrebbero lo scopo di mascherare parte della catena alimentare, ma spesso scadono nel sensazionalismo.

Ho fatto vedere quei video durante delle lezioni alll’università. Ne ho mostrato uno molto fastidioso che si chiama Meet Your Meat. Ma c’è un appunto che ho da fare a questo tipo di giornalismo. Chi dice che ciò che mostrano nei filmati succede d’abitudine? Nessuno, non ti diranno mai dove, come e quando li hanno girati. Quindi, ok, ciò che si vede è successo. Ma è un episodio o accade sempre? Non è chiaro.

In un tuo articolo sul New York Times Magazine, affermi che è meglio mangiare carne biologica piuttosto che essere vegetariani. Confermi?

Ho passato molto tempo a studiare l’agricoltura biologica che ormai si è a sua volta industrializzata. Non so quanti sanno che esistono delle vere e proprie fabbriche del biologico. Magari non sono grandissime e così brutali, però non è detto che se sulle uova trovi scritto “allevamento libero” o cose del genere voglia dire che le galline se la passino così bene. Io sono stato in quei posti ed è vero che le galline non sono costrette a stare in gabbie piccolissime e chiuse. Ci sono delle piccole porte, questo si, perché è nelle regole del biologico, ma comunque vivono al chiuso, recintate e in spazi piccoli.

Quindi hai cambiato idea sul biologico?

Io penso che sia facile criticare il business del biologico oggi, ma in realtà penso anche che vada fatto un passo avanti. Il biologico è meglio del normale, e per questo va applaudito. Ma da consumatore, ci sono delle cose che vanno dette. Io lo chiamo “il catechismo da supermercato”. Vedi ovunque queste confenzioni con illustrazioni di mucche e polli felici e ci caschiamo tutti.

Insomma, per farla breve, è etico mangiare carne o no?

In pochi casi. Ho lottato anni per cercare di giustificare il mangiar carne. Ci sono fattorie dove gli animali vivono secondo la loro natura e vengono ammazzati con compassione. E in più ci sono specie che se non le allevassimo per mangiarcele, sparirebbero. Bisogna quindi salvaguardare quell’uno percento di carne allevata con criterio. Ma la carne di derivazione industriale, assolutamente no.

Quindi, che fare?

Io per fortuna vivo a Berkeley. Qui ci sono posti dove la carne è allevata con criterio e so da dove arriva. Ma anche se stessi altrove, cercherei quelle realtà dove comprare la carne buona e magari congelarla.

Ma non è un po’ snob? I poveri non possono permettersi il biologico.

Si, è vero. Mangiare sano e responsabile costa molto. Ma non per questo dobbiamo mollare il colpo. Molti movimenti d’elite col tempo sono diventati accessibili a tutti.

Tipo?

Un po’ tutti i movimenti di opinione—i diritti civili, i diritti delle donne, l’ecologia. Tutti hanno seguito questo percorso. Ma la cosa importante da capire è perché il cibo economico costa poco.

Ok. Perchè?

Perché i governi sostengono l’agricoltura industriale. Soprattutto chi coltiva il grano ha enormi aiuti statali. Finchè puoi comprare il grano a meno di quanto ti costi coltivartelo, è normale che si incentivi l’agricoltura industriale. E poi conta che col grano cibi tutte le bestie dell’industria della carne.

Non ho mai ben capito i sussidi agricoli.

Sono una cosa prettamente americana che risalgono all’era Nixon. L’inflazione era alle stelle e il cibo costava parecchio. Perciò si costrinsero i contadini a mettersi insieme, aprire vere e proprie fabbriche in modo da abbattere i costi del grano, quel corn che è poi il principale prodotto agricolo americano, e conseguentemente i costi di tutto il cibo. Non che voi in Europa non abbiate i vostri problemi di questo tipo.

Si, ok, ma perché proprio il grano?

Perché quando costa poco il grano, costa poco tutto. La carne, le uova, il burro.

E cosa c’è di male, scusa? Il grano fa bene.

Primo, la coltivazione intensiva, industriale e su scala massiccia di grano distrugge l’ambiente. Inoltre, mangiare tutti questi cibi processati—perché non stiamo parlando del consumo di pannocchie fresche al burro—crea gravi problemi di salute. L’evoluzione ha fatto sii che l’uomo debba cibarsi di tante cose diverse. Ma se ci cibiamo solo di grano riproposto in forme diverse non possiamo assumere tutti i nutrienti necessari a una dieta sana.

Questo è strettamente collegato all’epidemia dell’obesità che stiamo vedendo in America, Inghilterra, e presto nel resto del mondo. Molti non sanno che l’ingrediente principale nella cola è proprio il grano. Sciroppo di grano ad alta concentrazione di fruttosio. Quindi, con tutto questo grano, è ovvio che stiamo ingrassando. Quando ero bambino la bottiglia di Coca-Cola media era di 33 cl. Adesso la media è 1,50 l.

Eh già, la coca è fatta di mais. Strano.

Praticamente tutta mais, più qualche aroma e coloranti.

Cos’altro è fatto di grano?

Ho portato un Happy Meal di McDonald’s in un laboratorio all’università. Gli hanno fatto della analisi. Si può scoprire cosa venga dal mais grazie alle analisi del carbonio tipico del grano. La bevanda era 100% grano. Il cheeseburger era 66% mais. La salsa dell’insalata era 100% grano. Le patatine erano piene di grano perché sono fritte nell’olio di mais.

Quindi il grano è tipo il petrolio degli umani.

Si.

INTERVISTA DI JESSE PEARSON
Il nuovo libro di Micheal Pollan è appena uscito in America. La data di uscita italiana non è ancora confermata.