DOS & DON'TS








Il chip che cambierà il mondo.





“Mi imbarazza un po’ ammetterlo, ma tutto è iniziato quando ho visto Minority Report con Tom Cruise,” ci confessa Yushi Sakamoto dalla sua casa di Miami. “Quando gli rapiscono il figlio, mi è venuto un colpo perché ho un bimbo della stessa età. Penso sia l’incubo di ogni papà. Sono rimasto ossessionato dall’idea che qualcuno mi potesse rapire il piccolo, e ho deciso che avrei assolutamente fatto qualcosa a riguardo.”

Nei mesi successivi, Sakamoto ha passato centinaia di ore nella sua cantina a mettere a punto un chip che gli permettesse di localizzare proprio figlio sempre e ovunque. Era un’ossessione che rasentava la malattia mentale ma, come abbiamo visto negli ultimi decenni, le ossessioni mentali sono spesso state il motore trainante delle più grandi invenzioni.

“Mia moglie era contraria perché pensava che gli volessi installare il chip sotto pelle,” continua. “Sarò pazzo, ma non così pazzo. Gliel’ avrei nascosto nelle scarpe o in quell’enorme orologio che lui non voleva mai mettersi.” Sakamoto non aveva nessuna intenzione di dire del chip al figlio. La chiave del suo successo sarebbe stata l’anonimato.

32.000 dollari dopo, Yushi era pronto. “Ora che mi guardo indietro, capisco quant’era stupido il primo prototipo. Non aveva nessuna fonte d’energia.” Yushi aveva modellato il suo chip sulla base di quello comunemente usato per identificare i cani. Solo che quel chip non è rintracciabile perché non emette segnali. Puoi usarlo solo nei posti dove hanno la apparecchiatura apposta, tipo i negozi di animali, le cliniche veterinarie etc., ma se il cane si perde nel deserto, è morto. Ecco la grossa lacuna del primo tentativo. Bisogna mandare un segnale al satellite in modo che ti si possa individuare, e non lo puoi fare senza batterie.

Il secondo prototipo aveva una batteria da 8 volt. Funzionava, ma era troppo ingombrante e troppo caro per la produzione di massa. Il chip venne linkato a un normale software GPS, consultabile solo via internet. Il che non era il massimo, se perdevi tuo figlio di colpo in mezzo alla folla.

“Dover correre davanti a un computer ogni volta che sospettavi un rapimento, non era molto funzionale, quindi assemblai un piccolo GPS portatile da cui potevi monitorare tuo figlio. Dovevo sembrare un pazzo con quell’ ingombrante roba sempre in mano.” Dice Yushi, che ha infatti passato altre migliaia di ore ancora a restringere e perfezionare Locator Chip.

Ora Locator Chip è grosso come una ciliegia e ti dice esattamente dove si trova tuo figlio.

Il primo prototipo.

Naturalmente Sakamoto si rese conto che, come tutte le più grandi invenzioni, il suo Locator Chip era capace di molto di più. Ad esempio, i figli degli altri. Quei collari che gli facevano indossare non erano molto più umilianti dell’ingombrante orologio che aveva dato a suo figlio?

Sakamoto capii che era impossibile evitare che Locator Chip non venisse prodotto. Come dice il ragazzo del film Bape “Se un’idea ti si incolla in testa, dev’essere buona.”

Il problema era che la versione più economica costava 10.000 dollari. Quale genitore avrebbe pagato quella cifra per stare tranquillo? E invece la domanda suprò di gran lunga l’offerta.

“Il problema di una produzione diffusa era che nessuno doveva sapere della sua esistenza-come quei finti cestini che la gente si mette in casa per tenere i soldi. Appena i ladri vengono a saperlo. Nessuno li compra più. Avevo bisogno di un primo giro di clienti ricchi, discreti, e desiderosi di provarlo.” Il primo cliente fu un colombiano amico di famiglia che chiameremo Suarez. Suarez era stato minacciato di rapimento più volte da quando aveva raggiunto una posizione importante nel governo del paese. Come la maggior parte dei suoi colleghi. Il rapimento di minori in Colombia è una vera e propria tassa che i poveri hanno imposto ai ricchi.

Suarez e un piccolo gruppo di amici invitarono Sakamoto in Colombia per un incontro segreto. Si chiusero per tre giorni in una sala conferenze di un famoso hotel, durante i quali Yushi spiegò alla gente più importante del paese quanto fosse utile e economica la sua invenzione. Se ne andò con un ordine di

56 “Super Orologi per bambini” (questo era il nome falso che gli diedero).

“Dopo l’affare colombiano, capii che la mia invenzione poteva cambiare il mondo. Avevo finalmente il capitale per la ricerca e lo sviluppo e potevo coinvolgere altri investitori.”

Il padre di Sakamoto, un importante operatore di import-export di New York, anticipò il capitale per la produzione di massa di Locator Chip.

“Riuscii ad abbassare talmente tanto il prezzo, che la gente poteva attaccare Locator Chip a qualsiasi cosa; le chiavi di casa ad esempio. A questo punto era ininfluente che i ladri sapessero della sua esistenza, perché era talmente piccolo e difficile da trovare che serviva da deterrente.”

Funzionava. Oggi Locator Chip costa 50 dollari. Ciò vuol dire che puoi comprartene sei e attaccarli dove vuoi. Gli studenti se lo mettono sul computer. Le mountain bike da 3000 dollari non sono più fonte di stress per i loro proprietari. Gli stereo stanno smettendo di essere un facile bersaglio per i ladruncoli. I genitori comprano i cellulari ai figli solo se questi acconsentono a farsi mettere Locator Chip su di esso. Possiamo dirlo tranquillamente, il furto è in via d’estinzione. Tempi duri per i ladri.

“L’unico furto ancora possibile è lo scippo” dice Yushi. “Rubano la borsa, corrono come dei pazzi, prendono i soldi e buttano la borsa.”

Comunque, anche gli scippatori è bene che si guardino il culo.

Il localizzatore, Locator.

I chip di Sakamoto si stanno rimpicciolendo sempre di più e così anche i Locators (ormai son grossi come un cellulare).

Il Locator, costa 350 dollari e forse è ancora un pò caro, ma gli studenti e i poveri possono comunque scaricare un software sostitutivo gratis da LocatorChip.com. Il che riduce il costo del tutto a circa 8 dollari. Che significa che puoi addirittura attaccartene uno all’uccello (scherzo).

E’ stata una scalata lunga e faticosa quella di Yushi , una missione che lo ha addirittura costretto, ironia della sorte, a rompere con la famiglia. Ma ce l’ha fatta. Ha messo a punto qualcosa che ha cambiato il mondo per sempre.

“Non è facile per la gente capire quanto tutto ciò ci cambierà la vita,” dice il detective Jason Mitchell della polizia di NY, che ha già investito un paio di milioni di dollari per dotare gli agenti del chip e del locator. “La gente ci chiama e non sa più chi e dove li ha derubati ma sanno dove si trova la merce. Ciò ci permette di smascherare i depositi di merce rubata e di sgominare la grande criminalità. Il massimo sarebbe applicare il chip ai soldi e alla droga. Cambierebbe veramente il paese in pochi anni.”

C’è un problema di cui la polizia non vuole parlare: il cosiddetto “vigilantismo”, il farsi giustizia da soli. Se uno rintraccia la sua bici tre minuti dopo che gliel’hanno rubata non aspetta che arrivi la polizia; va direttamente a beccare il bastardo che gliel’ha presa.

“Abbiamo avuto un po’ di segnalazioni di gente che si è fatta giustizia da sola. Specie nelle zone più dure. Ma affronteremo il problema solo se e quando diventerà notevole.”

In effetti, chi se lo sarebbe mai immaginato che un giorno l’unico problema della polizia sarebbe stato quello di limitare la voglia di giustizia personale? Wow, inimmaginabile.

GAVIN McINNESS