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Da sinistra, Sara, Tomas, e Franc. Foto di Erika Rossi





Il nostro primo maiale si chiamava Primoz. Poi ne abbiamo presi altri. Non veniamo da una famiglia contadina, anzi. Nostro padre 15 anni fa ha deciso di comprare, quasi per hobby, un vigneto. Così, per dire che anche lui produceva il suo vino. Quindi ci siamo ritrovati con del vino ma non sapevamo che farcene. Allora abbiamo preso la casa di nostra madre e l’abbiamo adibita, messa a posto, e per i primi anni la nostra osmica era aperta tre giorni a settimana.

Ma cominciamo dall’inizio. L’Impero Austro-Ungarico dava la possibilità ai propri contadini di vendere il proprio vino direttamente per 8 giorni l’anno. Otto in sloveno si dice osem, osmica è traducibile come l’ottava. L’osmica per la gente di paese era un punto di ritrovo, come il bar in città all’ora dell’aperitivo. Fino agli anni 60 gli osmica erano per soli uomini, niente donne o bambini. Ma poi inizia a essere frequentato da cittadini, da Triestini, con l’avvento degli autobus e delle macchine per tutti l’osmica diventa un punto di ritrovo per tutti, ma cambia anche la tipologia. I cittadini iniziarono a portare da mangiare. L’agricoltore sveglio, quindi, inizia a vendere il proprio prodotto, come uova e insaccati. Generalmente si trovano formaggi, uova, e affettati, quasi mai cibo caldo. Per regolamento comunale possiamo vendere solo cibo e vino di nostra produzione, anche se a volte qualcuno frega. Noi non lo facciamo mai. È ridicolo andare in un’osmica e trovarsi il salame del supermercato.

È complicato, non so se ve ne dovrei parlare, perchè in realtà non è proprio legale al cento per cento. È più una consuetudine, una tradizione: la vendita diretta dall’agricoltore al consumatore è quasi sempre una zona d’ombra nella economia italiana.

Per trovare le osmice aperte ci sono due modi. O ti leggi Primorski Dvevnik, che anche se è in sloveno ha sempre una sezione con gli annunci delle osmice aperte anche in italiano. Poi la clientela te la fai. Ma oltre a trovare l’annuncio su Primorski puoi anche cercare un frasco d’edera. Ci sono queste frasche, attaccate sotto i cartelli stradali, e tu le segui per scoprire dove c’è la osmica aperta. Una nostra idea di successo da un paio d’anni è quella di avere una newsletter per annunciare quando apriamo. Spesso facciamo anche mostre d’arte nell’osmica. Anch’essa è un’innovazione di un certo successo. Sai, giusto per non limitarsi a ubriacarsi, bestemmiare e parlare di politica.

Si, è tutto illegale, ma solo in teoria. Ci sono diversi strati e livelli di legalità e illegalità. I comuni non si possono inimicare tutti rendendo le osmice illegali, oramai fanno parte del tessuto sociale e culturale. È una specie di decisione tacita fra i governi, i prefetti ed il popolo e la tradizione. Conta che il 99% delle osmice sono gestite da gente della minoranza. Anche perchè queste terre sono sempre state lavorate da sloveni, di proprietà di sloveni.

Spesso suoniamo e cantiamo. 2 anni fa è venuto un tizio della SIAE dicendoci che aveva sentito casino, facendo il duro. Il giorno dopo doveva suonare una banda. Non sapevamo cosa fare, allora gli abbiamo dato 50 euro per non venire quella sera. Non si è più visto.

REDAZIONE VICE
L’Osmica Fabec è aperta dalla fine di aprile fino a fine maggio. Chiamate Franc e Tomaz allo 040299442 oppure via mail a osmicafabec@yahoo.it


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Subject: dio
Date: Feb 22 2006 04:59:33 AM
Author: porco

ma sti poveracci mo li chiudono?



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