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Il Teatro Stabile Sloveno di Trieste è già stato bruciato dai fascisti. Nel 1920, quando il teatro esisteva all’interno del Narodni Dom, La Casa Della Cultura, fu il primo delitto fascista. Dal dopoguerra ad oggi lavoriamo come teatro di produzione di repertorio con compagnia stabile. Adesso facciamo i sottotitoli bilingue al teatro. È un idea interessante, soprattutto per le coppie miste. Per quanto riguarda il teatro Trieste è una capitale italiana, se non sbaglio un abitante su otto ha una tessera teatrale, penso sia il numero più alto d’Europa. Però bisogna vedere di che tipo di teatro stiamo parlando- noi non possiamo mai andare sul sicuro come altri teatri, mostrando commedie popolari. Siamo la faccia della minoranza a Trieste, dobbiamo fare spettacoli che mantengano viva la nostra tradizione, ma anche affermarci come realtà sperimentale per attrarre un pubblico tutto nostro- abbiamo anche una responsabilità sociale che altri teatri possono snobbare. Poi non c’è così tanta gente nella minoranza, quindi dobbiamo fare più spettacoli e ripeterli meno. È strano vedere a volte scritte davanti al teatro, come NO AL BILINGUISMO o FUORI GLI SLAVI. Sono relitti della controffensiva anti-slava, ma cose degli anni ’70! La politica, seppur dichiaratamente aperta alla condivisione degli spazi politici e culturali, in realtà da i suoi piccoli segnali ai nazionalisti, assicurandoli che alla fine i loro interessi sono la priorità. Come spiegare che località come Opicina, o Prosecco, posti di chiara maggioranza slovena, vengono amministrati da comuni con maggioranza italiana? È perchè l’amministrazione non vuole che ci siano comuni con maggioranza slovena vera e propria. O a Santa Croce, dove ci sono 3 borghi, 2 dei quali sono italiani, fondati nel dopoguerra per contenere rifugiati dell’Istria, ma piazzati al fianco del vecchio borgo Sloveno medievale? E ancora, perchè nel caso dei valichi di confine internazionale, nella direzione di Istria, sono 5 sbocchi sul confine, mentre da Opicina, sul Carso, il primo valicho è a Sant’Andrea? Rendono il passaggio il più difficile possibile agli Sloveni, ma a Istria ce ne sono 5 perchè è nell’interesse Italiano avere accesso. È tutto parte del complesso di superiorità dei Triestini verso gli Sloveni. A cose serve imparare lo Sloveno? Ti rendi conto che nelle scuole italiane insegnano il Francese o il Tedesco ma non lo Sloveno, che lo parlano a 10km di distanza? Quanto benessere economico perso per semplice arroganza. Quando la Slovenia è entrata in Europa ci aspettavamo una rinascita, che purtroppo non c’è stata. La storia è stata beffarda con noi. Trieste poteva servire alla Iugoslavia, o all’Austria. Era l’unico porto di tutto l’Impero, la seconda città più grande dopo Vienna. All’Italia non serve a nulla. C’è Venezia a 100 km. E infatti la popolazione è stagnante dal dopoguerra. All’Italia serviva solo per esclusione: non volevano che l’avesse nessun altro. E poi AN dice che Trieste è la città più italiana d’Italia! Ma se era parte dell’Austria fino al ’18? Cammina per le strade- ti sembra di essere a Vienna. Trieste deve imparare a rispettare i suoi vicini, le sue minoranze. Deve ri-imparare a comunicare con tutta le realtà che la circondano, piuttosto che chiudersi in se stessa, e nel suo passato, solo così può diventare di nuovo una città felice. DA UN INTERVISTA FRA JANKO PETROVEC E LA REDAZIONE VICE |
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