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DOS & DON'TS
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I rappers inglesi vengono sempre accusati di voler copiare gli Yankees, ma il ventiquatttrenne filo-americano Dan Lea ci va a nozze con questo stereotipo. Come By the Fireside, fa parte di quella nuova ondata di artisti britannici completamente ossessionati dai risvolti più idioti della cultura Americana. La sua musica potrebbe essere stata registrata tranquillamente in una vecchia baracca arruginita di In-culo-assoretaville nel Wyoming, ed in confronto Will Oldham è Will Young. In realtà Dan fa i suoi dischi in un capannone a Stoke Newington, Londra. Negli ultimi due anni ha assemblato una deplorevole collezione di foto dei tempi della Guerra e di pianole-giocattolo anni ’70, messo su uno studio che si chiama The Goldenhum, prodotto dischi per M kraft e Whitey e fatto uscire un paio di EP suoi. Siccome questo numero è incentrato sul concetto di “Un giorno con” abbiamo cercato di fare un articolo stile “Life In The day” del Sunday Times Magazine, ma Dan non ha molto afferrato. Vice: Puoi parlarci del tuo trasferimento nel nuovo studio giorno per giorno, e come ciò sia diventato un’arma in più nella tua eccitante vita di musicista? Dan: Pensavo di portare tutte le cose nel nuovo spazio la settimana scorsa ma non ce l’ho fatta perchè ho fatto da supporto al tour dei The Magic Numbers. Siamo tornati domenica sera, così ho approfittato del fatto di avere il furgone e ho spostato tutto col mio amico Martin. Ho passato il resto della settimana a girare per i depositi di legname. Non ce la facevo a comprarmi dei tavoli antichi, così li ho comprati da Ikea e li ho ricoperti con del legno che ho trovato. A parte ciò, ho fatto le solite cazzate che si fanno dopo un trasloco. Okay, ma questo non è giorno per giorno. Non riesco a ricordarmi cosa ho fatto tutti i giorni, è diventato un tutt’uno. Va bene. Che ci dici della tua ossessione per l’America? Non mi piace molto la musica inglese. Voglio dire, mi piace Nick Drake e roba del genere. Cose nuove che mi esaltano non ce n’è, apparte King Creosote, e poi c’è un’ottima band a Dalston, i Flotation Toy Warning. Ti sei circondato di bizzarri ornamenti antichi. Qualcosa che non va con le cose nuove? Non riesco a lavorare con un equipaggiamento troppo pulito. Non sono mai stato in grado di fare le cose perfette, ho sempre avuto un suono sporco. Ho provato a fare delle cose super-pulite ma è sempre finita che suonavano di merda. JAIMIE HODGSON Gli Ep “Then came Noon” e “Battles That Add Up to None” escono su Good Science Records, www.bythefireside.co.uk |