DOS & DON'TS










Da sin: i Teenage Fanclub, un po di merchandise e gli Yuppie Flu. Salveranno loro il rock italiano? Mandate la vostra opinione su una cartolina prepagata. Foto di Sindaco TM.


Giunti ormai in prossimità della fine dell’anno, come tutte le riviste che si rispettino, stiliamo una classifica fatta di un nome solo, il miglior locale live d’Italia.

Mandate pure le vostre preferenze, tanto abbiamo già deciso, E’ Il Covo di Bologna.

E siamo qui anche stasera ad attendere la prima volta in Italia dei Teenage Fanclub, con la speranza che a nord di Bologna nascano e crescano altri covi e che qualcuno abbia il coraggio di spingere i tour verso sud.

Dopo quindici anni di onorato servizio la band scozzese viene chiamata a mettere la faccia dal vivo sull’ultima creatura, Man-Made.

Gli anni passano per tutti e i Teenage Fanclub appartengono, con quel look da shoegazers che hanno finalmente alzato lo sguardo, alla categoria di persone che possono (o devono) permettersi una station wagon.Tipo un’Audi A4.

E allora il loro live è proprio come una bella macchina familiare, comoda, rassicurante, spaziosa e con una bella famiglia sorridente all’interno che viaggia senza traffico in una giornata di primavera.

In altre parole un incubo.

Un live piatto, senza curve, davanti ad un pubblico di fan che finalmente sono usciti dalla loro cameretta. Molti cantano alcuni si sbattono inspiegabilmente come se ci fosse Kurt Cobain sul palco.

Le storie dolci e sfigate della band scozzese rendono i ragazzi con la t-shirt appena acquistata al banchetto felice. Dopo un’ora e mezza sono pronti a tornare a casa dopo lo sballo pop e addormentarsi e poi sognare una rassicurante A4 grigio metallizzato piena di piccoli stronzetti urlanti.

Voltiamo pagina.

Bologna chiama, Milano risponde.

La depressione culturale milanese degli ultimi anni si è abbattuta anche sui concerti e sui luoghi ad essi dedicati.

Scomparso il Tunnel, per muovere un po il culo e sudare ci siamo dovuti accontentare di due benedetti postacci come il kitschissimo Transilvania e il simpatico e ormai loffio Rainbow.

Ma la nuova stagione ci si riserva una mezza sorpresa chiamata Playing @ My House.

Qualche giovanotto di buona volontà ha deciso che Milano un’anima indie deve pur avercela e così mancando i mezzi e i luoghi adatti si è calato in un orribile club dedicato ai suoni tropicali e frequentato da bavosi cumenda, trasformandolo ogni giovedì nel covo di Milano.

Ottobre ha visto esibirsi Damian And The Puzzy France + Useless Wooden Toys, Yuppie Flu e Jennifer Gentle; a novembre Masha Qrella e Who Made Who per iniziare.

Il 20 ottobre la casa, disabitata e fredda, nonostante i palmizi, è stata scaldata con timidi sussurri dai Baise/Noir e con sapiente arte da Yuppie Flu. I Baise/Noir ci provano ma annoiano e per fortuna dopo cinque pezzi tornano nella loro cameretta.

Arrivano i fratelli maggiori. Partiti da Ancona, hanno gironzolato all’estero con successo conquistando platee, radio e pubblici difficili (XL recordings, Rough Trade).

Di ritorno da un tour in Germania, riportano con sè il live che gira attorno al quarto gioiellino, Toast Master.

Siamo felici di esserci. E dell’ora e mezza in cui generosi si concedono e ci regalano pop-song profondamente leggere come Good Guide, ballate catchy alla Glueing all the fragments e Our Nature, emozioni e psichedelia in Stay on Free trascinata magistralmente fino all’ultimo fiato.

Alla fine tutti contenti: “grazie, grazie davvero ragazzi” dice Matteo, cantante-chitarrista del gruppo. E ti viene da rispondere “do you speak Italian?!” perché quelle camicie a quadri tenui, quelle braccia ossute piegate sulla tastiera e “l’esotico gusto indie”, ti avevano fatto credere che quei cinque ragazzi marchigiani non fossero che un altro bell’episodio d’oltremanica.

Chiudiamo in crescendo. Li aspettavamo di nuovo in Italia dopo la splendida svolta verso mamma blues di Howl. E i Black Rebel Motorcycle Club non ci hanno deluso.

Dracula si è tirato a lucido per accogliere nella sua orribile dimora il live della band californiana, ma quando le luci si spengono cala il silenzio e l’arredo lugubre scompare.

Poi gli spot rossi illuminano il pubblico (meno numeroso del previsto, peggio per loro!) e Peter Hayes si materializza sul palco armato di chitarra e armonica come un cowboy postmoderno.

Il Transilvania all’improvviso si trasforma in un vissuto live club dove si respira l’odore delle radici della tradizione musicale americana.

Complicated Situation, Fault Line e Devil’s Waitin’ una dietro l’altra con Hayes a diffondere brividi e a omaggiare quel luogo dove tutto è nato ma che è stato appena spazzato via e abbandonato.

La band si riunisce con l’arrivo sul palco di Robert Turner, Nick Jago e dell’amico Spike.

Il live continua con i pezzi di Howl. Hayes e Turner si alternano alla voce esibendo una solidità frutto del magico legame di sangue che unisce i due.

Superato il blocco dell’ultimo album, c’è spazio per i pezzi del primo disco e qualcosa anche per Take them on, on your own e il pubblico, fottutamente prevedibile, si scatena su Six Barrel Shotgun.

Dopo un’ora e tre quarti e cinque bis la band ha saturato l’aria di accelerazioni e cori, di taglienti riff e dolci versi. Un set compatto attraverso cinque anni di carriera; un viaggio maturo da Johnny Cash a Jesus and Mary Chain. Insomma la stagione regala e regalerà. Prima dell’arrivo di Babbo Natale non perdetevi quello di Babyshambles (anche se è più probabile che vi imbatterete in Santa Claus che in Pete Doherty): 1 e 2 dicembre a Roma e Milano.

Per restare in ambito “cresta dell’onda” il 17-18-19 dicembre rispettivamente a Milano, Firenze e Bologna ci saranno i Franz Ferdinand accompagnati da The Rakes. Infine nella cornice del Teatro Fondamenta Nuove di Venezia si terrà in tre giorni, dal 2 al 4 dicembre, una reunion speciale con Current 93 Will Oldham, Six Organs of Admittance, , Simon Finn, Pantaleimon e Baby Dee.

ALESSANDRO DE FELICE