The Warriors
Rockstar
PS2, Xbox
Genere: Botte
The Warriors è uno di quei film talmente cult che non si può non dubitare della sua massa spropositata di fan. Quanti di loro amano il film davvero? Quanti invece sostengono di amarlo? E quanti passano le ore su imdb.com e leggere finchè non gli sanguinino gli occhi per rifarsi di anni di menzogne? Fortunatamente per tutti coloro che si sono rotti il cazzo di queste discussioni, i ragazzi della Rockstar (dei veri fan, per quanto ve ne possa fregare) hanno passato gli ultimi 6 anni a creare un adattamento videoludico che rende tutte le discussioni sull’autentico divertimento contro il divertimento necessario e forzato dei film cult, assolutamente inutili.
Chiamare il loro trattamento del materiale in questione “rispettoso”, “riverente”, o “meticoloso” sarebbe come dire che il Duomo di Milano è una costruzione in una piazza: è praticamente impossibile per me spiegarvi quanta totale dedicazione a ogni singolo aspetto del film è stata versata nello sviluppo di questo videogioco senza utilizzare espressioni ridicole come “molto molto esaurientissimo” o “un prodotto d’amorissimo verissimo”.
La musica, le voci, e ogni singolo effetto sonoro sono addirittura più efficaci che nel film; i combattimenti assomigliano davvero a veri combattimenti umani; i membri della tua gang controllati dall’AI si comportano esattamente come veri membri di una gang (per esempio, non is fanno ammazzare); compiere azioni come scassinare serrature, rapinare, e rubare autoradio richiedono combo che si avvicinano il più possibile a quello che dovreste fare nella vita vera, considerando che si sta usando un controller; i personaggi dicono cose troppo anni ‘70 tipo “youngblood”, “warchief”, e “solid”, ma invece di essere una scherzo ironico e “retro” sono frasi assolutamente credibili, uscendo dalla bocca dei personaggi del film.
E parlando di personaggi, l’incontro a Pelham Park che fa scaturire la trama del film non accade fino a metà del gioco, così che il giocatore abbia modo di avvicinarsi ai personaggi il più possibile, così che tornare a Coney non diventi una semplice “missione” ma una necessità sentita davvero. Ti fanno pure giocare attraverso la nascita dei Warriors, scoprendo il passato di ogni personaggio, e lasciandoti esplorare tutte le aree di quella New York mitologica occupata da gang come i Boppers di Harlem, gli Orphans (“You see what you get when you mess with the Orphans!”), e i Hi-Hats di SoHo (sfigati). Inoltre ti permette di scoprire il passato di ogni personaggio del film, sviluppando anche in questa istanza il materiale originale ben oltre quanto ci si potesse aspettare. Quando poi si sviluppa la trama del ritorno a Coney in una notte, ti rendi conto che i personaggi ti stanno veramente a cuore.
Alcuni sostengono che la grafica non è un granchè, ma questi sono probabilmente i giornalisti che hanno giocato solo alle prime tre missioni. A dire il vero, per quanto la grafica sia un poco scarna quando lo schermo è occupato da un singolo personaggio, e per quanto le textures siano un poco sbiadite (anche se penso sia una decisione artistica basata sul look del film), una volta che la tua gang di cinque Warriors viene inseguita da CENTINAIA di Orphans, e il tuo rage meter (una barra che ti permette di sferrare attacchi ancora più violenti una volta riempita) ti permette di lanciarne uno addosso ad altri venti al rallentatatore e li vedi tutti cadere all’indietro (tipo la scena del corridoio in Oldboy) e nel frattempo ti sei girato a colpirne uno con un mattone, e sullo sfondo Swan viene a a darti una mano spaccando una bottiglia in faccia a un Orphan che ti stava per attaccare con una chiave inglese, e il framerate non si abbassa neanche di un fps, beh... allora li davvero non trovi le parole per spiegare quanto sia soddisfacente il motore grafico di The Warriors.
Ho già parlato dell’azione ultra-violenta (che mi fa stare bene dentro) e ultra-credibile, dell’adattamento ultra-meticoloso e della grafica soddisfacente. Che dire del sonoro se non che hanno assoldato tutti gli attori originali (perfino la DJ) per i voice-over, dandogli probabilmente più battute di quante alcuni di loro ne abbiano dette in dieci anni di carriera (a parte Ajax che la mia tipa mi assicura si scopava una delle vecchie zitelle in Sex And The City, la ninfomane).
Ecco, forse l’UNICA cosa che mi ha un poco deluso, è che, oltre a una selezione di giochi multiplayer niente male, il resto del gioco è strutturato esclusivamente come una successione di missioni, e le missioni sono strutturate esclusivamente intorno all’area di New York dalla quale parte la suddetta missione. Volevo davvero poter assoldare una gang di Warriors e andarmene in giro a seminare panico per le vie di New York, prendendo la metropolitana da una parte all’altra. Ma non si può. Non puoi andare a Bensonhurst a massacrare di botte quegli Italo-Americani gellati che mi minacciaronoi l’ultima volta che ero a NY. Ma alla fine queste cose non dovrebbero darmi fastidio, è colpa mia se me la prendo. I giovani d’oggi sono tutti rompicoglioni, che ci vuoi fare.
MISTER MERLOT